Per Habermas, che ha un concetto non relativistico ma almeno piuttosto debole (“post-metafisico”) di ragione, possiamo e dobbiamo cercare, mediante il dialogo, l’intesa con tutti: non ci devono essere nemici, nessuno va escluso dalla vita democratica.
Per Schmitt, al contrario, che in realtà condivide (con Habermas e in generale col pensiero post-kantiano) una certa idea di debolezza (antimetafisica) della ragione, ma la compensa con un supporto di una volontà che non ammette repliche, per cui alla fine si ha in lui (come una) una ragione artificialmente forte, non possiamo non avere dei nemici perché la nostra verità è incommensurabile (a quella di qualsiasi altro) e quindi essa non va dialogicamente proposta, ma imposta.
Per il primo si deve dare una trattativa a oltranza, per il secondo non si comincia neanche. Pace a oltranza, per l’uno, o guerra senza esitazione, per l’altro.
In realtà Habermas ha ragione a sostenere l’importanza del dialogo e la ricerca dell’intesa, ma sbaglia a negare che esista un fattore extrarazionale che può rendere alcuni esseri umani sordi al richiamo della ragione perché soggetti al fascino di idee sistematicamente refrattarie al dialogo: è il caso del fondamentalismo, ad esempio. In questo senso non dovremmo avere dei nemici , nel senso di esseri umani come nemici, ma potremmo dover combattere delle idee come nemiche dell’umanità. Qui sta la parziale verità di Schmitt.