Su Carl Schmitt

Vi è una coerenza in lui, che vedo come il prototipo del fondamentalista populista: uso ideologico della religione (a lui non interessa la fede, personale, in Gesù Cristo, ma la religione come fattore di ordine: come e più di Comte, che disprezzava Gesù e apprezzava il cattolicesimo, egli apprezza il cattolicesimo esclusivamente come fattore di ordine, terreno e politico) cioè quello che Borghesi chiama la teologia politica, cioè la pretesa di avere la “verità in tasca” (ideologicamente: una verità che non nasce dalla carne), misconoscendo il cammino che l’uomo deve fare per giungere alla verità, e pretendendo che quello che lui deduce dall’assoluto della rivelazione sia l’unica strada giusta (“quello che penso io è la totalità del giusto, gli altri o stanno con me o sbagliano tutto”); per cui chi non accetta questa “verità” che lui vuole imporre (vedi il suo endorsement per la dittatura e il suo odio al parlamentarismo) è il nemico, con cui non ci può essere che la guerra, così negando anche che gli esseri umani siano (uguali e) fratelli (teoria dell’amico/nemico) e che ci debba essere dialogo e amicizia.

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Author: intellectualia