Stato (democratico) e religioni – Böckenförde e dintorni

Il punto non è privilegiare il cristianesimo, come serbatoio di risorse etiche necessarie alla democrazia, ma privilegiare, richiedere, una serietà umana con la propria esperienza: può non essere riconosciuto il Mistero creatore, almeno non esplicitamente, ma occorre che uno sia in cammino, riconosca cioè con gratitudine di essere dentro qualcosa di più grande di sé, che la sua ragione può conoscere realmente ma imperfettamente e accetti perciò di essere in cammino con gli altri esseri umani (“un bene per sé”) verso una sempre maggior verità umana. Così si ha quel dialogo e quella reciproca accettazione come liberi ed eguali che è base della convivenza democratica. È chiaro che se uno va al fondo di questo cammino, tanto più in fretta se uno fa un incontro, riconosce Cristo, incarnatosi, morto e risorto per lui. Ma non tutti (necessariamente) allo stesso modo: ognuno ha i suoi tempi e la sua storia.

Viceversa il punto non è negare cittadinanza all’islam in quanto religione, ma in quanto origine di certe conseguenze istituzionali (/costituzionali/relative ai pilastri portanti della convivenza democratica), nella misura cioè in cui da esso vengano (di fatto, fatta salva cioè una sua possibile reinterpretazione non fondamentalistica) ricavate conseguenze esiziali per la convivenza democratica, cioè la negazione che gli essere umani siano liberi ed eguali.

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Author: intellectualia