Siamo prossimi alla fine del mondo?

Perché potremmo essere vicini alla fine

Riflettiamo qui sulla questione se sia prossima la fine del mondo. Il problema nasce innanzitutto per via delle apparizioni di Medjugorje, ma nasce anche dal fatto che in diverse rivelazioni private alcuni mistici recenti riferiscono delle cose che sarebbero state dette loro da Cristo stesso e che possono lasciare intendere che noi stiamo vivendo i tempi ultimi.

Per esempio, Suor Faustina Kowalska riferisce che Gesù, con il quale lei aveva una familiarità straordinaria, avrebbe detto che sono gli ultimi tempi in cui gli esseri umani possono “approfittare” della sua misericordia, prima che arrivino gli ormai imminenti tempi della sua giustizia. Chi non “approfitta” della sua misericordia dovrà poi fare i conti con la sua giustizia, come qualcosa di imminente. Da notare che Suor Faustina Kowalska è una delle più grandi mistiche che la Chiesa Cattolica abbia mai avuto: il suo livello di familiarità con Cristo è paragonabile a quello di una Caterina da Siena..

E così anche altre rivelazioni private, soprattutto quelle di Medjugorje, che pur non essendo ancora state approvate (perché non sono ancora concluse), sono state oggetto di recenti benigni pronunciamenti della Santa Sede, lasciano intendere che ci troviamo in tempi apocalittici. Infatti secondo dei veggenti di Medjugorje, la Madonna avrebbe detto che queste sono le sue ultime apparizioni. Se questo fosse vero, come probabilmente lo è, e se il senso che deve essere attribuito alle parole che i veggenti riferiscono alla Madonna fosse quello più immediato, come alcuni commentatori hanno colto, questo sarebbe perfettamente compatibile con la imminente fine del mondo.

Poi su questo c’è chi elabora delle riflessioni interpretative che però non hanno lo stesso valore delle parole della Madre di Dio.

Impossibilità di una quasi-fine (millenaristica)

Siamo alla viglia di un regno di pace sulla terra (diverso dalla Seconda Venuta)? Un regno che seguirà le conversioni in massa attivate dai dieci segreti? Ce da dubitarne.

Innanzitutto perché nessun miracolo, tanto più si tratta un miracolo esterno alla nostra persona, può costringere un essere umano a credere.. Tanto è vero che quando lo stesso Fondatore del cristianesimo, Gesù Cristo, era nella sua esistenza terrena e compiva miracoli assolutamente straordinari, come far vedere un cieco, come far guarire gli storpi e gli zoppi, risuscitare dei morti, non otteneva affatto, automaticamente e da tutti, delle “conversioni”. Anche quando resuscitò Lazzaro, morto da tre giorni, anche davanti a quel miracolo ci fu gente che non credette, anzi, ne trasse la conclusione che fosse venuto il momento di uccidere Gesù Cristo. A dispetto dei tanti segni evidenti e clamorosi della sua verità.

Quindi nessun miracolo può costringere a credere. Finché dura la storia, gli esseri umani saranno sempre liberi e potranno fare il bene, ma potranno fare anche il male.

Tranne nei tempi ultimi, una volta che la storia sarà finita: davanti alla seconda venuta di Cristo non ci sarà più la possibilità di dubitare. Ma fino a quel momento ci sarà sempre la possibilità di optare per la fede o la non fede, per riconoscere i segni che Dio ci manda o per non riconoscerli.

Dato che la Chiesa ha condannato il millenarismo, i casi sono due o è imminente la (vera e propria) fine del mondo, oppure non ci sarà un regno millenario (una quasi-fine) in cui le persone saranno costrette a credere. Ci potrebbero essere sicuramente però dei segni tali che molte persone potrebbero trovare l’occasione per riconsiderare la loro vita.

Ma resta che una conversione non può avvenire vedendo qualcosa di esterno a sé. La conversione avviene innanzitutto per la testimonianza di persone la cui umanità è cambiata dalla fede e davanti al fatto che uno vede che anche la propria umanità è cambiata. Quindi se uno non vede un cambiamento dell’umano, fuori di sé e soprattutto dentro di sé, ma soltanto delle cose fuori di sé, non vi è un motivo sufficiente per credere. Un fatto esterno può essere un inizio, un punto di partenza, ma non può essere motivo adeguato per impostare la vita secondo la fede in Cristo. E questo è un primo punto assolutamente fermo.

Siamo arrivati ai tempi apocalittici?

Ma torniamo alla domanda iniziale. Possiamo pensare di essere ormai prossimi alla fine del mondo? Non possiamo escluderlo, ma neanche possiamo affermarlo con certezza.

Una possibile interpretazione del senso di imminente fine

Anzi, vorrei dire alcuni motivi che rendono improbabile il fatto che ci possano essere dei messaggi privati o anche delle apparizioni mariane che ci dicano con esattezza che siamo in presenza della imminente fine del mondo.

Innanzitutto c’è da considerare il fatto che anche nei primi tempi del cristianesimo molta gente, anche dei santi, erano convinti che fosse imminente il ritorno di Cristo, che la seconda venuta fosse imminente, che la fine del mondo fosse imminente. Come però poi non è stato.

Perché? Perché se uno crede, nella misura in cui crede, non può non sperimentare che il tempo si fa breve. Quindi uno ha una percezione soprannaturale che tutto quello che può succedere da qui alla fine del mondo è poca cosa rispetto a quello che sarà la situazione finale, definitiva, eterna. Il tempo si è fatto breve, ma non vuol dire che il tempo si fa breve in termini di misurabilità naturalistica, cioè nel senso che il mondo finirà tra sei mesi o due anni. Il tempo si fa breve come percezione soprannaturale e non necessariamente come misurabilità naturale. Questo è il primo punto da tenere presente.

è verosimile che ci venga detto in anticipo?

Un secondo punto è il fatto che lo stesso Figlio di Dio, nella sua esistenza terrena, ha detto «quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno può sapere quando sarà. Neanche il figlio dell’uomo» (Mt, 24, 36) – Nemmeno Lui stesso, che pure era Figlio di Dio, sapeva quando sarebbe finito il mondo. Quindi perché dovremmo saperlo noi? Perché Lui dovrebbe dircelo prima?

Anche perché, ulteriore motivo, Gesù invita i suoi alla vigilanza. Perché «non sapete né il giorno né l’ora». Non sapete quando verrà il Figlio dell’uomo. È vero che questo invito alla vigilanza è innanzitutto un invito alla vigilanza personale, perché nessuno sa quando sarà il giorno e l’ora della sua fine. Ma questo vale anche per la fine del mondo. Cioè nessuno sa quando sarà il giorno e l’ora della fine del mondo. E’ anche per questo che dobbiamo vigilare non solo come individui, ma anche come collettività, perché non sappiamo né il giorno né l’ora, quando il Figlio dell’uomo tornerà.

Quindi questo vuol dire che non siamo vicini alla fine del mondo? No. Vuol dire che teologicamente parlando non possiamo né escluderlo né affermarlo. Quello che è, non impossibile, ma improbabile è che ci venga detto in anticipo, in termini esatti, quando ciò avverrà.

riflettendo filosoficamente

E c’è un’ultima considerazione di carattere, questa volta, filosofico. La comunità scientifica è abbastanza concorde nel ritenere che l’universo abbia attorno ai 13,7 miliardi di anni. E l’uomo esiste da circa 300 mila anni. Dopodiché la storia umana, cioè la capacità dell’umanità, da quando l’uomo ha imparato a mettere per iscritto testimonianze della sua esistenza, è data da circa 5 mila anni più o meno. E Gesù Cristo, Figlio di Dio, si è incarnato circa 2 mila anni fa. Ora, è possibile che Dio abbia creato l’universo per l’uomo (perché l’universo esiste per l’uomo) da 13 miliardi di anni, per poi farlo finire dopo soltanto 300 mila anni dalla comparsa dell’uomo e dopo soltanto 2 mila anni dall’incarnazione di Cristo? Non è impossibile, però da un punto di vista filosofico costituirebbe un motivo di improbabilità. Dato che in tal caso Dio avrebbe creato il mondo da così tanto tempo per poi far avvenire le cose importanti e farle durare così poco tempo. Certo, questa non è una prova, è semplicemente un possibile argomento contro.

conclusione

In sintesi, quindi: Non possiamo sapere se siamo vicini alla fine del mondo: né lo possiamo escludere, né lo possiamo dedurre con certezza dalle rivelazioni private che sembrerebbero affermarlo. Quello che però è certo è che è molto probabile che siamo alla viglia di eventi estremamente seri e drammatici. E che in ogni caso, in presenza o meno di essi, ognuno che voglia il proprio vero bene è comunque sempre invitato a vigilare. Perché non sappiamo né il giorno né l’ora.

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Author: intellectualia