Rispetto ad altri filosofi anglosassoni Rorty dimostra un interesse per la storia della filosofia molto maggiore, la sua considerazione spazia dall’antichità (fondamentalmente Platone e Aristotele) ai moderni (soprattutto Cartesio e Locke), saltando, ahinoi, il pensiero medioevale.
Tuttavia, tale ammirevole sforzo di allargamento dei propri orizzonti non impedisce a Rorty di
- sostenere delle tesi perlomeno bizzarre, come la non esistenza di una vera filosofia prima del XIX secolo,
- attribuire ad Aristotele (La filosofia e lo specchio della natura, p.122) la tesi secondo cui la conoscenza sensibile non sarebbe affidabile fondamento, equiparando sostanzialmente la sua gnoseologia a quella platonica. Il che ci pare francamente storiograficamente insostenibile.