Leggendo Rorty trovo la suddetta contrapposizione. Avevo sempre pensato che conoscenza proposizionale fosse una espressione tutto sommato innocente, sostanzialmente equivalente a “conoscenza concettuale”. Le tesi di Rorty mi fanno invece pensare che non è così, e che tale espressione si adatti (un po’ troppo) a una conoscenza concepita come “conoscenza che”. Contrapposta appunto a “conoscenza di”. Del che, io che sono convinto del corrispondentismo, non sono affatto entusiasta…