riflettendo sulla salute

Ci sono alcune coordinate generali da tener presenti:

  • la realtà, anche fisica, è creata da un Mistero onnipotente, infinitamente intelligente e buono,
  • ne segue che tutto ciò che esiste è buono, e che è ordinato al bene, proprio e della totalità
  • in particolare gli organismi viventi sono buoni e ordinati al bene (proprio e della totalità).
  • Il male (fisico), e le patologie degli organismi viventi, sono subentrati in seguito al male morale, al peccato creaturale, angelico e umano (ci sono obiezioni a questo: l’esistenza di animali carnivori e le malattie di piante e animali indipendentemente dal rapporto con l’uomo e le azioni umane)
  • Ogni organismo vivente ha essenzialmente in sé quanto gli occorre per contrastare il male, la malattia.
  • Nel caso dell’uomo, le patologie insorgono
    • sia per motivi “esterni”, indipendenti dalla volontà del singolo, come l’aria, l’acqua, il cibo (che possono contenere, in diversa misura, veleni), o come il tipo di contesto sociale, in cui il singolo si trova a vivere (che può essere causa di stress e quindi favorire lo svilupparsi di patologie)
    • sia per motivi dipendenti dalla libertà del singolo, “interni”: lo “stile di vita”, la dieta, i ritmi del sonno, la qualità della vita relazionale e simili.
  • Nella misura del possibile occorre prevenire l’insorgere del negativo, favorendo il positivo, piuttosto che bombardando il negativo, il sintomo, senza considerare che cosa lo abbia causato.
  • Certo, in alcuni casi non si può fare altro che contrastare il negativo anche in modo energico (distruttivo), ”bombardandolo” selettivamente (ad esempio chirurgicamente): per questo la medicina ufficiale ha comunque una sua insostituibilità.
  • Ma dato il suo carattere essenzialmente emergenzialistico (contrastare il sintomo, trascurandone la causa ultima), farne l’approccio esclusivo sarebbe un errore: qui trovano posto le medicine alternative.
    • Anche perché l’approccio di molta medicina ufficiale non è solo emergenzialistico, ma anche eccessivamente settorializzato: ogni specialista tende a vedere solo la propria specialità. Anzi anche all’interno di ogni specializzazione ci sono ulteriori frantumazioni, per cui certi dietologi raccomandano di mangiare il cibo A, che fa molto bene, altri il cibo B, che fa molto bene (non come A), altri il cibo C e così via.
  • Le medicine alternative, tuttavia, a loro volta non devono presumere di sostituire la medicina “ufficiale”, ma solo di integrarla.
    • una tentazione che riguarda diversa medicina alternativa è quella di ergersi a giudice ultimo della vita umana, è insomma pretendere di avere una valenza totalizzante, sconfinando ad esempio in ambito etico-spirituale.
    • in particolare l’omeopatia ha pregi e limiti: da un lato essa non dovrebbe pretendere di essere esclusiva, ma integrarsi con altre forme di medicina alternativa. D’altro lato l’accusa che le viene rivolta di essere qualcosa di demoniaco appare infondata. Tale accusa si sostanzia del fatto che essa non sa spiegare come i suoi rimedi siano efficaci, da cui seguirebbe che i suoi rimedi non abbiano una causa naturale, materiale, ma una causa meta-materiale: l’angelo ribelle. Ora, questa appare una deduzione scorretta: il fatto che noi, finora, non sappiamo spiegare quali siano i meccanismi materiali dell’efficacia dei farmaci omeopatici, non significa che tali meccanismi materiali (processi chimici) non esistano. Il sapere umano infatti si sviluppa solo progressivamente e faticosamente, e in ogni caso c’è una incommensurabilità tra l’esistente e il conosciuto (il saputo, l’attualmente spiegabile): non è che esiste solo ciò che io so spiegare. In secondo luogo, da un punto di vista teologico, pensare che il diavolo intervenga automaticamente ogniqualvolta si verifica l’azione efficace di un farmaco omeopatico significa ipotizzare un automatismo decisamente improbabile. Come infatti il Sommo Bene non è un distributore automatico di coca-cola soprannaturale (nel senso che ad esempio perché un sacramento sia pienamente efficace occorre la cooperazione della libertà creaturale: «sumunt boni, sumunt mali, sorte tamen inaequali: vita vel interitus», recitano alcuni versetti del Lauda Sion), così il Maligno non può essere immaginato come un distributore automatico di coca-cola infernale (come se uno, prendendo un farmaco omeopatico che si rivela efficace, diventasse automaticamente ”schiavo di Satana”).
  • Va tenuto invece presente che l’essere umano è una unità corporeo-psichico-spirituale, per cui non ha senso separare il corporeo (il fisico) dallo psichico e dallo spirituale.
    • Al netto delle cause ”esterne”, il cui potere peraltro è almeno in parte relazionato al modo con cui l’interno reagisce ad esse (per cui uno che viva in un ambiente, mettiamo, agricolo-montano, dove l’aria e l’acqua sono purissime e il cibo sanissimo, ma ha una pessima vita relazionale e un pessimo rapporto col Mistero, potrebbe stare peggio di uno che viva in una metropoli, respirando aria inquinata e bevendo acqua decisamente poco pura, ma abbia, in compenso, delle occasioni relazionali che lo fanno stare in modo eccellente), sta a noi fare sì che la dimensione psichica (di rapporto con gli altri) e spirituale (di rapporto col Mistero che fa tutte le cose) siano gestite al meglio, e aiutino a neutralizzare il più possibile, in sede preventiva, il negativo “esterno”.
    • Per esempio la rabbia fa male anche al corpo (al cuore ad esempio o alla pressione). E sta a noi vedere che cosa in noi può causare una rabbia sproporzionata o sproporzionatamente persistente: molto spesso si tratta di una interpretazione non corretta della realtà con cui impattiamo. E l’interpretazione della realtà è nella nostre mani: sta a noi ”raddrizzarla”, a tempo debito, magari una volta sbollita una prima, incontrollabile, reazione. C’è un circolo vizioso insomma tra (certe) patologie del corpo e quella patologia della mente che è una certa interpretazione (solitamente malevola) della realtà. Il flusso dal corpo alla mente non è in nostro potere, ma quello dalla mente al corpo lo è: sta a noi cercare di purificare la mente da interpretazioni deformanti della realtà.
      • Il che coinvolge sì il livello psichico, ma in ultima analisi non si avrebbe una completezza di approccio se non si arrivasse al livello spirituale: infatti, per quanto si cerchi di interpretare il più benevolmente possibile il comportamento altrui, il male comunque c’è. E fa male, fa star male.
      • Quindi è solo col livello spirituale che si arriva al punto decisivo, quello in cui si riconosce che tutto è nelle mani di un Mistero buono, per cui tutto, anche il negativo (fuori e dentro di noi) può perdere la sua valenza di ultima, disperante, assurdità nientificatrice. E diventare, alla presenza del Mistero efficacemente misericordioso, occasione piuttosto che insuperabile obiezione.
    • L’unità, poi, non è solo tra le varie dimensioni dell’essere umano (corpo, psiche spirito), ma anche tra le varie componenti del corpo: per cui trattare bene una parte del corpo (per esempio la pelle, o i piedi, o fare una camminata) fa bene a tutte le altre parti del corpo.
intellectualia
Author: intellectualia

Lascia un commento