Ho sempre fatto fatica a capire il senso di questa preghiera: perché mai la Madre di Cristo dovrebbe rallegrarsi come se Le dicessimo una cosa che Lei non sa già, come se le annunciassimo una cosa che non era ancora accaduta e che noi le annunciamo come una novità? Che cosa potremmo noi aggiungere alla gioia che Lei ha già? Ha forse Maria bisogno di qualcosa che possiamo darLe noi?
E poi un’altra cosa mi strideva un po’: «quel Colui che hai meritato (Quem meruisti) di portare» (nel grembo). Quel «meritato» mi suonava un po’ pelagiano: come ogni ogni essere umano anche la Madre di Dio, per quanto esente dal peccato originale, può solo ciò che il Mistero Le permette. E’ vero che il libero arbitrio, collaborando con la grazia di Dio, merita (infatti è un peccato «presumere di salvarsi senza merito»), ma quella sottolineatura del merito mi sembrava fuori posto, mi sembrava mettere in ombra il Primato dell’Iniziativa del Mistero. Perché sottolinearlo?
Mi sembra che si possa dire che le due obiezioni siano collegate: il motivo del rallegrarsi pasquale di Maria, oggi, non è solo la resurrezione di Cristo, ma la esperienza della nostra resurrezione in Lui. Che non può avvenire (ecco l’importanza del merito) senza la collaborazione del nostro libero arbitrio. Né può avvenire senza l’intercessione della Madre (nella Chiesa), alla quale pertanto cantiamo un inno di grazie.