L’overtourism non è solo una questione di numeri. E’ anche quello: l’assieparsi di tanti pecoroni nello stesso luogo. Col risultato che l’attenzione non è tanto sul luogo, quanto sulla massa che vi converge.
Ma oltre alla dimensione quantitativa, c’è anche quella qualitativa: l’overtourism è intrinsecamente violento e disordinato, perché implica un rapporto meccanico tra esseri umani. Implica un atteggiamento di pretesa: la pretesa che l’altro eroghi meccanicamente una data prestazione come conseguenza necessaria del pagamento di una data somma. Esattamente come avviene con un distributore automatico: uno inserisce la monetina o la card, e immancabilmente è suo diritto che gli venga data la coca-cola o la brioche.
Il problema è che gli esseri umani non sono distributori automatici. E pretendere che lo siano è violenza.
Mi ha sempre colpito che nel suo viaggio nell’al-di-là, ad esempio nel Purgatorio, Dante è consigliato da Virgilio di ingraziarsi l’interlocutore, di accattivarsene la benevolenza. Non dandola per scontata. Ossia non pretendendo.
Sembrerebbe inutile: gli esseri dell’al-di-là sono ormai una cosa sola con Dio, ne fanno quindi certamente la Volontà. Eppure la dimensione umana non è saltabile, essa non è annientata dalla appartenenza al Mistero, ma è pienamente salvaguardata ed esaltata. Quindi Dante si rivolge alle persone ormai trasfigurate nella Luce dell’Eterno senza saltarne la componente umana. Non trattandoli cioè come degli automi, privi di una loro personalità e di una loro volontà.
Qualunque cosa si possa pensare di una dettagliata esattezza teologica della raffigurazione dantesca, una cosa positiva certamente essa fa pensare: non si può trattare l’altro come una cosa. Occorre trattarlo come un altro. Con un mistero e una libertà non pilotabili.
Anche perché uno che non tratta l’altro come altro e come mistero, non tratta nemmeno sé stesso con autentica venerazione per il proprio mistero.
Ora, tornando al tema da cui siamo partiti, l’overtourism implica esattamente una riduzione dell’altro a macchina automaticamente erogatrice di prevedibili e controllabili prestazioni.
Giustamente un inviato di Strisca la notizia, non a caso scopritore di bellezze non apprezzate dalle masse pecoroniche, invita a comportarsi da ospiti e non da turisti. Credo intentendo ospite come uno che guarda all’altro come un essere umano, mentre il turista è uno che guarda all’altro come una macchina.
Oltretutto, nel periodo natalizio l’overtourism è particolarmente stridente con quello che dovrebbe esere il clima natalizio, dove uno dovrebbe essere stupito da qualcosa di più grande di sé. E non col solito atteggiamento di pretesa di un controllo totale.
