chi è il nemico dell’Occidente, oggi?

Carl Schmitt diceva che la cosa più importante è «capire chi è il nemico» (Teologia Politica II, p.101). Certo, il suo errore era di pensare che il nemico si riducesse una realtà umana. Dimenticando così quello che la fede cristiana insegna, ossia che il vero e principale Nemico è il diavolo. Si pensi al bellissimo brano di S.Paolo nella Lettera agli Efesini:

«La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso (κοσμοκράτορας τοῦ ⸀σκότους τούτου), contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.» (6, 12)

Gli faceva eco S.Agostino, quando nel De civitate Dei insegnava che la “città del diavolo” non coincide con alcuna determinata realtà umana, storica. Nemmeno con quell’Impero Romano che aveva sanguinosamente perseguitato i cristiani.

Tuttavia non si può negare che ci siano delle realtà umane in cui il Nemico invisibile può operare in modo più potente e per così dire meno disturbato. Per cui conviene, a chi ama il bene, contrastarne il potere.

E oggi, in Occidente, siamo davanti alla scelta tra due grandi nemici: 1) l’immigrazione (e aggiungiamoci pure la “propaganda LGBT”) e 2) l’asse delle autocrazie (Russia, Cina, Corea del Nord, Iran). Quale di questi due “nemici” è il più pericoloso? Su quale dei due perciò conviene focalizzare gli sforzi per contrastarlo? Solo se si darà la risposta giusta a questa domanda ci potrà essere qualche speranza per l’Occidente e i suoi valori di civiltà democratica, rispettosa della libertà e dei diritti umani. Se sbaglieremo a individuare il nemico, saremo spacciati.

Il primo “nemico” è in qualche modo interno all’Occidente e appare erosivo dei suoi valori. Il secondo nemico è esterno e fino a poco tempo fa (prima del febbraio 2022) non sembrava costituire una seria minaccia. Ma a ben guardare, già da tempo il secondo nemico aveva intrapreso a tessere, abilmente e pazientemente, la sua tela, tra l’altro proprio cercando di ingigantire la percezione che il vero nemico per l’Occidente fosse il primo. E così distogliendo l’attenzione dalla propria pericolosità. E garantendosi al tempo stesso anche un altro importante risultato: dividere l’Occidente, finanziando le forze che proprio sulla paura del primo nemico facevano leva, e che puntano a sfasciare gli organismi di raccordo internazionale che potrebbero costituire una resistenza all’espansionismo della autocrazie.

Una prima domanda da porsi, per decidere chi sia il nemico più pericoloso, è: qual è il valore supremo da difendere? Dei contenuti specifici, anche a costo di imporli dispoticamente o la forma democratica che permette di dibatterne liberamente? Da punto di vista teologico: avrebbe valore un bene che fosse imposto? O non va garantita la possibilità che il bene sia proposto? Un credente, se guarda al rispetto che Dio ha avuto della libertà umana, lasciandosi crocifiggere, ha una solarmente chiara risposta a questa domanda.

La domanda successiva da porsi è: quale dei due nemici visti sopra, non può non perseguire lo scopo di distruggere la libertà in Occidente? La possibilità di pensare e di dire quello che si vuole? E quindi, dal punto di vista teologico, la possibilità per la Chiesa di proporre Cristo?

La presenza di immigrati islamici può essere una minaccia per la libertà. Un certo modo ideologico di intendere il gender può esserlo (peraltro in modo quantitativamente imparagonabile al primo). Ma l’espansione dell’asse delle autocrazie non può non esserlo.

La presenza di immigrati può essere gestita in modo accettabilmente intelligente (così come lo può la concessione di tolleranza alle istanze LGBT). Ma la presenza di carri armati russi nelle piazze europee non potrebbe più essere gestita in alcun modo: imporrebbe la propria legge. Con la potenza inesorabile, e crudele, delle armi.

Siamo davanti alla scelta più drammatica e decisiva che mai nella sua storia l’Occidente abbia dovuto prendere. La Madre di Dio che appare a Medjugorje da più di 40 anni ha cercato di prepararci a questo drammatico scenario. Abbiamo la ragione per valutare. Usiamola. E scegliamo nel modo più ragionevole, e non piegato da capricci soggettivistici o da risentimenti illogici.

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Author: intellectualia