Ha già in sé tutto quanto occorre per decidere su problemi dell’ambito profano?
Nei primi tempi della gestione di Don Julián Carrón, quando si era nell’imminenza di elezioni e praticamente tutti i ciellini si aspettavano che gli venisse detto per chi votare, il successore di don Giussani alla guida del Movimento non diede alcuna indicazione e motivò tale nuova impostazione (non ricordo se subito o poco dopo) dicendo (cito a memoria) che ogni cristiano ha già in sé quanto gli occorre per sapere come regolarsi anche in campo politico.
Questo modo di motivare della mancanza di un’indicazione di chi votare è rimasto ancora oggi in persone che apprezzano cordialmente la figura di Don Julián, che peraltro anch’io stimo moltissimo e a cui voglio molto bene. Questo non mi impedisce di pensare che si tratti di una espressione quantomeno equivocabile. Forse sarebbe stato più preciso dire un’altra cosa, del tipo “non sta a me dirvi chi dovete votare”. Una formulazione del genere (o altra simile) non è equivalente a dire che “ognuno ha già dentro di sé tutto quello che gli occorre per decidere chi votare”, come molti purtroppo hanno inteso.
dentro di sé
Vorrei qui riflettere su quest’ultima formula, che “ogni cristiano ha già dentro di sé tutto quello che gli serve per decidere di ciò che riguarda l’ambito profano”, l’ambito che è oggetto non della fede, ma della ragione naturale, per usare un’espressione filosofica e tomistica, quella ragione che è comune a tutti gli esseri umani.
Cominciamo dalla parola “dentro”. Poi vedremo la parola “tutto”. A me sembra che ogni cristiano abbia in quanto tale, dentro di sé, il criterio per affrontare il profano: il criterio, ma non i contenuti.
Perché per affrontare i problemi profani, per esempio il problema politico, ma anche i problemi filosofici o scientifici, o questioni di carattere medico o ingegneristico, che riguardano l’ambito naturale e profano, la fede non fornisce i contenuti di quello che uno deve pensare o fare. La fede, piuttosto, mette il soggetto credente nelle condizioni migliori per impostare bene il problema; fornisce il criterio (ad esempio per essere aiutato a capire di chi ti puoi fidare), ma non la soluzione del problema.
Il concetto di “fidarsi” è decisivo, perché di fatto moltissimi, la quasi totalità, dei problemi che riguardano l’ambito profano, perlomeno problemi di una certa importanza, e che coinvolgono anche la collettività, richiedono delle conoscenze e delle competenze che la fede non fornisce; conoscenze e capacità di interpretarle a) che alcuni esseri umani hanno e altri no (o meglio hanno in misura minore o anche minima), b) senza contare che nessun essere umano, neanche il più competente, ha in modo completo tutto quanto gli serve per valutare nel modo più adeguato le cose (di quell’ambito) e quindi è comunque necessario che le persone più informate e più competenti si confrontino tra loro e siano nella disponibilità d’animo di accettare il confronto anche con altri. Non per nulla esistono i congressi, ed esistono riviste e libri, dove gli specialisti su un certo tema si confrontano dialogicamente e argomentatamente.
Ciò non toglie che la fede, la fede personale, nella misura in cui è vissuta, dà una luce, crea uno stile che nessuna tecnica o nessuna collaboratività superficiale potrebbe garantire Ad esempio il rispetto per la dignità di ogni persona umana è qualcosa che nessuna informazione specifica o nessuna competenza interpretativa può avere il diritto di compromettere. Così come dovrebbe restare come sottofondo di qualsiasi lavoro sul profano il clima mentale per cui la cosa più importante non è “mettere in riga” il mondo, ma vivere il rapporto con Cristo. E la soddisfazione più grande non è comunque risolvere un problema profano, ma sapere che “i nostri nomi sono scritti nei cieli”.
Questo però non toglie nemmeno che uno debba cercare di risolvere anche i problemi profani, e nel modo migliore possibile. Il che richiede necessariamente collaboratività intersoggettiva.
Facciamo allora qualche esempio di quello che si intende quando si dice che l’ambito del profano, per esempio dell’ambito del politico, è un ambito che richiede una sinergia collaborativa intersoggettiva.
Per esempio, per quanto riguarda il programma di una forza politica, la politica economica, fare o non fare una certa scelta, porre o non porre certe imposte, depenalizzare o meno un certo tipo di comportamento, sono tutte questioni che richiedono la conoscenza, per esempio, di particolari, anche statistici, che il singolo individuo in quanto tale non conosce, deve per forza attingere ad altri, deve per forza fidarsi di agenzie che gli forniscono dei dati e deve poi fidarsi di qualcuno che interpreti correttamente questi dati, magari sentendo più campane.
Però se una persona che non ha competenza in un certo campo ascolta degli esperti, non è detto che riesca da solo a capire chi dei due dice la cosa più giusta, perché può essere condizionato da fattori emotivi (uno gli è più simpatico, l’altro gli è più antipatico, uno gli ricorda qualcuno che nella sua infanzia ha avuto un ruolo positivo o un ruolo negativo) e già lì uno è fregato.
E poi oltre ai programmi ci sono le persone: di chi fidarsi? La democrazia è fatta dai partiti che si contendono il voto degli elettori presentando dei programmi che poi devono essere applicati da delle persone. Ora, sapere di quali persone fidarsi non è una questione facile, perché anche lì fattori alteranti possono intervenire inducendoci in errore, facendoci apparire affidabili persone che in realtà non lo sono e viceversa.
Perciò anche qui il confronto tra persone, innanzitutto tra persone che conoscono bene le cose e tra persone che sanno interpretare bene le cose è qualcosa di importante, quindi non è vero che uno ha già dentro di sé magicamente tutto, sui tratta piuttosto di un lavoro. Uno ha dentro di sé il criterio per capire di quali persone può fidarsi, per capire di quali altre persone ci si può fidare, potremmo anche dire così, per esempio questa componente di discernimento indiretto, nel senso che io devo discernere chi più merita fiducia tra le persone che mi sono più direttamente raggiungibili e sulle quali posso avere una ragionevole certezza riguardo la loro affidabilità, così che possa aiutarmi a capire di quali altre persone, a monte, realmente esperte di ciò di cui si parla, mi possa fidare.
Quindi siamo ben lungi dall’avere tutti i contenuti dentro di noi: abbiamo dentro di noi il criterio per capire di chi possiamo fidarci. Del resto anche per quanto riguarda lo stesso problema del senso della vita, le domande ultime, il singolo individuo non ha dentro di sé tutto: anche lì uno ha dentro di sé il criterio per verificare se la proposta che gli viene fatta corrisponde o meno alle attese del suo cuore (se salva tutti i fattori che sono in gioco), ma non ha dentro di sé la risposta. Ha dentro di sé il criterio per capire quale è quella giusta tra le varie risposte che gli possono arrivare.
tutto
Mentre nell’ambito delle domande ultime, nell’ambito del problema del senso della vita è possibile raggiungere una certezza a tutto tondo, una certezza in qualche modo assoluta che è chiamata a verificarsi ad ogni istante, per quanto riguarda l’ambito profano siamo comunque davanti a una situazione di probabilità dove non si raggiunge mai una certezza assoluta che la soluzione adottata sia quella da ogni punto di vista perfetta, o anche solo la indiscutibilmente migliore. Possiamo solo avvicinarci asintoticamente, nella misura in cui giochiamo bene le nostre carte, alla soluzione ottimale. Ma anche lì dobbiamo tenere conto degli effetti del peccato originale e degli effetti dell’azione della Menzogna, che rendono comunque precari e approssimativi i tentativi che possiamo fare.
Questo non significa relativismo, non vuol dire che tutto equivale a tutto, ci mancherebbe altro, ci sono sicuramente delle soluzioni largamente migliori e altre largamente peggiori. Però occorre tener presente che nell’ambito profano, anche della politica, per esempio, siamo sempre davanti al confronto tra alternative che hanno in ogni caso qualche imperfezione e incompletezza, qualche precarietà. Si potrebbe dire che in qualche modo dobbiamo sempre scegliere per il male minore, piuttosto che per un bene (profano) assoluto.
Come diceva Sant’Agostino, finché dura la storia le due città, la Civitas Diaboli e la Civitas Dei, si scontrano e si intrecciano nel cuore di ogni essere umano e quindi nel cuore anche di ogni azione umana. Se invece fosse vero che ognuno ha già dentro di sé tutto quello che gli serve per risolvere i problemi dell’ambito profano, dovremmo aspettarci delle soluzioni perfette, perché la fede è perfetta. Se le soluzioni dell’ambito profano fossero la deduzione dalla fede, a quel punto tutto dovrebbe essere perfetto, ma così evidentemente non è.
il valore di un richiamo
Quel tipo di espressione è stato frainteso, mi pare si possa dire. Ma rimane che il richiamo ad evitare un gregarismo superficiale, una pigra e cortigiana adesione a ordini di scuderia, la critica a uno spirito da caserma, dove occorre invece che ognuno paragoni tutto con la sua esperienza elementare, abbia comunque (avuto e abbia) un senso.