Mi colpisce, in questi ultimi tempi, un fatto a cui non avevo mai in passato dato troppa importanza, ossia che i politici, chi più chi meno, tendano a comunicare come se il loro fosse il punto di vista, e non un punto di vista.
Non è che si possa pretendere che uno non creda in quello che dice. Perché è ovvio che se lo dice con sincerità, è giusto che pensi che sia vero.
Ma manca la consapevolezza che le verità che noi conosciamo, tanto più quanto più si riferiscono a dettagli della realtà, non sono mai perfette e complete. Quindi uno, se usa bene dei dati in suo possesso e delle capacità conoscitive di cui la natura (o meglio Dio) lo ha dotato, conosce davvero la realtà, ma sempre in modo imperfetto e perfezionabile.
Quindi è saggezza essere aperti a una collaboratività intersoggettiva, dialogica, che arricchisca e se necessario corregga, quanto uno altrimenti penserebbe.