Trump ha recentemente criticato il papa, Leone XIV, definendolo “terribile in politica estera”. Questo probabilmente perché il papa aveva esplicitamente criticato la annunciata scelta di Trump di bombardare infrastrutture civili.
Si tratta di un intervento insolitamente pesante da parte del papa: basti pensare al fatto che Putin ha lasciato volutamente al gelo milioni di ucraini quest’inverno, bombardando in modo ben più devastante le centrali ucraine, senza che la cosa fosse fatta oggetto di una denuncia così esplicita e vibrante da parte del Santo Padre.
Per capire allora il motivo di questo intervento così insolitamente esplicito, occorre considerare che Trump aveva preteso di giustificare la sua azione militare in termini religiosi, e a dir poco fanatici.
Di qui l’altra cosa che papa Leone ha detto, ossia che non si può giustificare la guerra in nome di Dio.
Tuttavia è un fatto che le parole del papa sui bombardamenti di obbiettivi civili suonano come malamente interpretabili. ossia potrebbero essere intese in senso “pacifinto”, dimenticando cioè che un intervento militare esterno è indispensabile per liberare il popolo iraniano da una dittatura sanguinaria, che già troppo volte ha represso nel sangue ogni tentativo popolare di ribellione.
Si tratterebbe anzitutto di ricordare che non spetta alla Chiesa stabilire nel dettaglio se una certa scelta politica sia giusta o meno (tranne certi casi di evidente gravità), ma dare dei criteri che poi devono essere calati in uno specifico, che richiede conoscenze di cui la Chiesa potrebbe non disporre.
In secondo luogo, non c’è dubbio che il modo con cui Trump (e Israele) stavano conducendo le cose fosse ampiamente inadeguato, ma occorre distinguere tra il modo con cui una azione viene condotta e la sostanza della questione, ossia la liberazione del popolo iraniano da una dittatura sanguinaria e criminale, che rischia di poter disporre in breve tempo dell’arma atomica. E di diventare così un reale pericolo per il mondo intero. Per non parlare poi del sostegno del regime iraniano all’aggressione putiniana all’Ucraina e all’Europa.
Papa Leone ha già dimostrato di non essere “pacifinto”, con suo ribadire, oltre i tentennamenti e le ambiguità del suo predecessore, che la pace deve essere giusta, e non solo disarmata, ma anche disarmante. Non sarebbe male si potesse chiarire come, in questo contesto, le sue parole non riguardano l’obbiettivo di rendere giustizia al popolo persiano, ma il modo, unilaterale, confuso e pasticciato con cui Trump sta(va) conducendo la questione.
A sua volta Trump dovrebbe decidersi a dare alla sua azione un carattere non unilaterale e soprattutto militare, rendendola il più possibile chiara nel suo obbiettivo di ingerenza umanitaria, e nella sua modalità di polizia internazionale, nella cornice di regole universalmente condivisibili (almeno da parte di chi usa la ragione e riconosce il diritto).