L’attacco all’Iran 2025-06

Mentre l’azione con cui gli Stati Uniti hanno colpito dei siti nucleari iraniani è oggetto di diverse valutazioni, qui si vorrebbe semplicemente ricordare alcune coordinate di carattere generale.

1) La prima è che in linea di principio, esistono guerre giuste. Sono le guerre di legittima difesa e la dottrina della Chiesa è sempre stata chiara al riguardo, affermando la legittimità della legittima difesa. Inoltre, da un punto di vista empirico-storico, ci sono stati diversi casi di guerre che hanno non peggiorato, ma migliorato il mondo. Il caso più eclatante è la eliminazione del nazismo e dei suoi alleati, che ha reso la Germania, l’Italia e il Giappone dei paesi liberi, dal benessere elevato. Ma la Chiesa stessa ha nel corso della storia tratto vantaggio da azioni militari: come quella con cui a Poitiers nel 732, o a Lepanto nel 1571, o sotto Vienna nel 1683 venne sbarrata la strada di una sottomissione dell’Europa all’Islam. O come quando Carlo Magno impedì ai Longobardi di prendere Roma, con una guerra. Non sempre e non necessariamente una guerra è sbagliata e porta a conseguenze catastrofiche. In particolare non si vede dove starebbe una intrinseca e necessaria negatività di azioni di forza volte a disarmare l’aggressore, volte a mettere l’aggressore nelle condizioni di non poter nuocere.

2) Secondo punto: esiste nell’attuale scenario internazionale un asse di paesi aggressivi che si basano sulla menzogna sistematica. Questa è la cosa più impressionante: la menzogna, una menzogna consapevole e sistematica, praticata in modo cinico e astuto, è ancora peggio della violenza fisica.

I regimi di questi paesi perciò sono totalmente inaffidabili, non ci si può fidare di quello che dicono i loro governanti. Questa inaffidabilità non poggia su caratteristiche temperamentali o morali dei loro leader, ma sulla loro visione del mondo, per la quale non ci può essere dialogo, dato che esiste un nemico assoluto, a cui quindi si può anzi si deve mentire. L’ideologia di questi regimi suppone che non esista una comune umanità e una comune razionalità, in base alle quali potersi confrontare. Capisco che detto così possa suonare strano, ma è un dato di fatto: ci sono ideologie per le quali l’altro è un nemico. Un nemico che può solo essere dominato o annientato. Con chi è animato da ideologie del genere è illusorio sperare in una seria trattativa.

L’aggressione putiniana all’Ucraina, per chi ha conservato un minimo di onestà intellettuale e non ha il cervello totalmente rovinato dalla propaganda totalitaria, è una più che eloquente dimostrazione di questa intrinseca aggressività espansionistica. Una aggressività che non caratterizza solo la Russia putiniana, ma anche i suoi alleati di ferro: la Cina comunista, la Corea del Nord, l’Iran.

Ci troviamo allora di fronte a qualcosa che non appare esagerato chiamare asse del male, non perché sia la civitas diaboli  (S.Agostino), sia il Male assoluto, ma perché è quanto ad esso di più vicino. Pur non essendo il Male assoluto è nell’attuale contesto, la massima trasparenza di esso.

Ne segue che nei confronti di questo asse, ci sono solo due possibilità: o lasciarsene conquistare, diventandone schiavi, o sbarrargli il passo. Dove sbarrare il passo non può non implicare l’uso della forza. Una terza possibilità, quella di trattare, non appare realistica. Proprio per la totale inaffidabilità di regimi basati sulla menzogna sistematica. Quindi: o ci lasciamo dominare, accettando di vivere da schiavi, o li disarmiamo. Non c’è una terza possibilità.

L’ideale sarebbe di disarmare i regimi neototalitari, svenandoli e fiaccandoli con la leva economica. Ma per fare questo, che ha un costo, occorrerebbe che l’opinione pubblica occidentale fosse disposta a guardare in faccia la realtà. Come invece, troppi in Occidente non sono disposti a fare. Purtroppo, dato il sonnambulismo dei più, solo la durezza di una guerra potrebbe, forse, suonare efficacemente la sveglia.

Il fatto poi che un’azione di forza possa avere conseguenze negative è la scoperta dell’acqua calda. Il problema invece è sapere se, tenendo conto di tutti i fattori, un’inerzia oggettivamente connivente col male non ne avrebbe causati, e non ne causerebbe, di ben peggiori.

Inoltre non si dovrebbe dimenticare che non esiste niente di buono che si possa avere senza sacrificio: siamo troppo abituati ad avere tutto gratis, tutto senza fatica. Ma nella storia c’è gente che è morta per la libertà, che è morta per degli ideali. Navalny diceva (e lo ha testimoniato con la sua vita e la sua morte) che “se non ci fosse niente per cui vale la pena morire, vorrebbe dire che non c’è niente per cui vale la pena vivere”. La libertà ha un prezzo, ci sono dei valori che hanno un prezzo. E questo prezzo è necessario pagarlo: sarebbe dignitoso vivere ponendo la sopravvivenza materiale, o il risparmio di un soldino, come valore supremo a cui sacrificare tutto?

3) Con questo non si sta dicendo che l’attuale iniziativa sia, nel merito, la cosa più giusta. Non ho le competenze e le informazioni necessarie per scendere così nel dettaglio. Mi premeva solo rimuovere come inconsistenti possibili obiezioni di principio.

4) Le parole del santo Padre, infine, devono essere capite (soppesandole attentamente). Non possono essere meccanicamente trasposte, trasposte di peso, come dettagliate indicazioni di merito. Il papa infatti deve giustamente preoccuparsi delle conseguenze delle sue parole soprattutto sui cristiani che vivono sotto i regimi neototalitari, nei paesi che formano quello che si è chiamato asse del male. Non nel senso che egli dica cose false, ma nel senso che deve calibrare attentamente le sue parole.

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Author: intellectualia