«Ratio revocet, mitiget spes, restringat metus» (S.Ambrogio, De virginibus)
L’ottimale e principale movente per fare il bene è la ricerca del positivo, non la paura del negativo. Tuttavia, in subordine al primo, anche il secondo fattore può avere un sua utilità.
Il movente principale per fare il bene è, a livello immediato, il fatto che fare il bene ci fa star bene, ci fa bene. Ma, man mano che la vita ci fa andare oltre l’immediato, il movente è la gratitudine a un Tu. Perché non è che “ci capita del bene”, ma “un Altro ci fa del bene”. Se il movente principale del bene fosse la paura dell’Inferno, significherebbe che non stiamo riconoscendo il Tu che ci fa, nei confronti del Quale il sentimento prevalente non può essere la paura, ma la gratitudine, e almeno un iniziale affetto (col desiderio struggente che diventi sempre più intenso, anzi illimitato).
Tuttavia è inevitabile che ci siano momenti in cui la chiarezza riguardo al Destino si appanni, e allora il ricordo di quanto il male ci faccia male (già in questa vita) può essere di aiuto.