La fede avviene davanti a fatti, di cui si fa esperienza (una esperienza coinvolgente, che dà una “certezza calda”). Ad esempio il colloquio con una persona particolarmente significativa, che ci comunica la sua incandescenza, oppure una vacanza comunitaria, in cui molti testimoniano la bellezza della fede.
Vediamo quali sono i tratti caratteristici di questo tipo di fenomeno:
- si tratta di realtà particolari, singolari, quindi circoscritte nello spazio e nel tempo
- lì si verifica una intensificazione della nostra chiarezza riguardo al significato ultimo della realtà, una intensificazione non dovuta a ragionamenti o ad attività da noi messe in atto, ma di fronte a qualcosa che accade in noi, imprevedibilmente, e che corrisponde alle attese più profonde del nostro essere (del nostro “cuore”), e questo ci fa provare dei sentimenti come la pace e la gioia che ne attestano la non illusorietà.
Ma queste esperienze di forte intensificazione totalmente donata sono circoscritte, non durano sempre. Anche per questo occorre a) da un lato fare memoria di esse (il che è in qualche modo esercitare una attività), e b) d’altro lato non smettere di attivare la capacità concettuale (la ragione). La ragione concettuale non può giungere a una esperienza entusiastica, le sue sono “certezze fredde”, ma integrano e supportano le certezze calde collocandole in un contesto di “diffusa mappatura” del reale. Il reale cioè non vi emerge con tratti di intensità trascinante, entusiasmante, con colori vividi e dettagli, ma vi viene mappato “in bianco e nero” e nelle sue linee generali.
La funzione della memoria e della ragione concettuale, se non può sostituire le esperienze intense di fede, è comunque indispensabile. Non solo perché la ragione è parte integrante della natura umana, creata dal Mistero, disprezzare la quale sarebbe disprezzare il Creatore. E nemmeno solo perché è inevitabile che ai momenti di esperienza più intensa succedano periodi di aridità, in cui è necessario remare e non si può essere spinti dal Vento di un Altro. Ma anche perché negli stessi momenti di intensificazione dell’esperienza occorre esercitare fino in fondo la ragione, non per dominare o possedere la fede, ma perché l’esperienza sia integralmente umana. E non si abbandoni a una modalità irrazionale di vivere la fede. Ad esempio trascurando qualche fattore della realtà. O Facendosi prendere la mano da un disprezzo per gli altri o per gli impegni più umili della umana condizione.
Anche per questo don Giussani, seguendo una tradizione bimillenaria, ha insistito sul senso religioso, che si impernia sulla ragione concettuale.