Il male come assenza di logica (incomprensibile)

Nel suo diario santa Faustina Kowalska riporta che Gesù le ha detto che Lui ha «orrore del più piccolo peccato» (26.V.1938). Se è così, è perché non lo capisce, ossia perché il peccato, per quanto piccolo, non ha alcuna logica.

Così (mi pare fosse) Adrienne von Speyr diceva che la Madonna non capisce il peccato, non capisce perché il peccatore pecchi. Per la stessa ragione: il peccato è assenza di ragione, assenza di logica. E quindi è qualcosa che non si può – propriamente parlando – capire.

Al contrario, chi è immerso nel male ritiene invece di capire la logica del male: Lanza del Vasto nel suo Giuda attribuisce a Giuda che immagina sia stato messo (come gli altri discepoli) a confessare dei penitenti la – peraltro buffissima – attitudine di annuire ai peccati che gli vengono raccontati, e anzi di completarli quando il penitente non ricorda bene:

mentre gli altri discepoli li ascoltavano allora chinando la testa e scuotendola come per sospirare: «dite pure giacché dovete dire, ma dite presto e che io non troppo vi senta», ed altri si facevano di pietra, sordi e insensibili per pietà, ed altri chiudevano gli occhi protesi con sforzo come contro una raffica che passi, e da altri si corrugavano come i bimbi sul punto di piangere, a contemplare tutti quei mali incredibili.

Giuda invece si accendeva tutto, non di sdegno ma piuttosto di piacere e non solo si faceva acuto nell’ascoltare, ma denunziava col dito, istruiva la requisitoria, concludeva, frugava con l’accanimento di doganiere di Cafarnao, convinceva a forza di eloquenza i penitenti perfino di peccati che non avevano commesso. Quindi li assolveva con grandezza.» (p. 76 ed. Jaca Book 1975)

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Author: intellectualia