Precedenti storici
Nella storia accade spesso che si aiuta a qualcuno non perché è proprio amico, ma perché è nemico del proprio nemico, dei propri nemici.
nella storia moderna
Un esempio può essere quello della Francia che nel ‘500-‘600 di fatto si schiera più volte a favore dell’Impero ottomano non perché fosse realmente d’accordo con le idee e i progetti ultimi dell’Impero ottomano, ma in quanto quest’ultimo metteva in difficoltà il suo grande nemico che era l’Impero asburgico. Quindi era in interesse della Francia indebolire il suo potente vicino imperiale asburgico appoggiando quel nemico del suo nemico, cioè i turchi.
la seconda guerra mondiale
Ma non mancano esempi anche in tempi più recenti.
Il caso forse più macroscopico è stato quello della Seconda Guerra Mondiale: i paesi democratici occidentali si alleano con il comunismo russo per combattere il nazifascismo, cioè si alleano a un soggetto che è nemico del proprio nemico, ma con quale non si condividono nemmeno i presupposti più basilari della vita politica, un soggetto dichiaratamente animato dalla volontà di abbattere le democrazie occidentali (in quanto borghesi). Insomma: un nemico. Ci si allea con un nemico per abbattere un altro nemico.
Col risultato che, sì, il nazifascismo viene sconfitto, ma al prezzo di fare del totalitarismo comunista una potenza ormai pari, dal punto di vista militare, a quella del mondo libero.
E col risultato di fare delle Nazioni Unite un organismo basato su un equivoco, e quindi incapace di agire davvero, o per lo meno di agire con quella efficacia che potrebbe avere se tutti i suoi membri condividessero i presupposti basilari di rispetto dei diritti umani e della democrazia.
esempi più recenti
Ma non mancano anche altri esempi, i più eclatanti dei quali sono quello degli americani con Bin Laden e quello degli israeliani con Hamas.
Gli americani aiutano i guerriglieri islamisti radicali comandati da Bin Laden, quelli che poi sarebbero diventati Al Qaeda, perché in quel momento, fine degli anni ’70, e i primi anni ’80, erano il nemico del loro nemico, cioè si contrapponevano all’Unione Sovietica, la indebolivano, in particolare in Afghanistan.
Gli israeliani a loro volta favoriscono il distacco della striscia di Gaza dall’autorità nazionale palestinese, e quindi in qualche modo favoriscono Hamas, perché l’autorità palestinese è, in quel momento, il nemico principale da abbattere.
Però in entrambi i casi (gli americani con quello che poi sarebbe diventato al Qaeda e gli israeliani con Hamas), viene aiutato qualcosa che poi si sarebbe rivelato un pericoloso nemico.
E questo non era qualcosa di imprevedibile, perché l’ideologia degli islamisti radicali, dei guerriglieri islamisti radicali che si contrappongono al regime comunista di Kabul e l’ideologia di Hamas erano ben note. Ed erano evidentemente confliggenti con le idee e i progetti di chi dava loro aiuti.
E la storia si sarebbe incaricata di presentare il conto: l’11 settembre per l’America, il 7 ottobre per l’Israele.
Insomma, se ne potrebbe trarre la conclusione che aiutare una certa realtà solo perché è nemica del proprio nemico è qualcosa che non si rivela nel lungo termine un buon investimento. Non lo è se quella realtà che è stata aiutata non è davvero convergente con i propri obiettivi, con le proprie idee.
Il caso di Putin e dei sovranisti
Qualcosa del genere accade anche con l’aiuto che il regime putiniano dà ai movimenti sovranisti. Molti movimenti sovranisti ricevono, da tempo, aiuti dal regime putiniano, e a loro volta ricambiano generosamente questo appoggio. Basta vedere come si sono mossi i vari Orban, Salvini e Le Pen. Non è mistero per nessuno che personaggi del genere fanno di tutto per giustificare e per aiutare l’invasione putiniana dell’Ucraina.
Ma chiediamoci: è un’alleanza che può davvero rivelarsi fruttuosa dal punto di vista dei movimenti sovranisti? Cioè è credibile che il regime putiniano finanzi i movimenti sovranisti per un obiettivo diverso da quello di indebolire il suo nemico, l’Europa? In altre parole Putin aiuta i sovranisti perché sono davvero amici, o solo perché sono nemici del suo nemico?
Chiediamoci: chi è il nemico di Putin? L’Europa, l’Europa unita. Perché un’Europa unita gli può resistere, mentre un’Europa divisa sarebbe più facile preda delle sue mire espansionistiche.
Ma questo non è quanto pare credano i sovranisti, che accettano gli aiuti di Putin e lo giustificano, perché si illudono che il mondo che ha in mente lui (e il quello che ha in mente Xi) sia un mondo multipolare in cui ognuno sia “padrone a casa propria”. Ma è credibile che questo sia l’obiettivo di Putin? Basta guardare a come lui tratta le minoranze interne alla federazione russa. O basta vedere come Xi tratta le minoranze non cinesi interne allo Stato della Cina comunista.
Non pare inappropriato definire la Federazione russa come uno degli ultimi imperi coloniali, dove una etnia, quella russa, domina le altre, e cerca di privarle della loro identità culturale, oltre che di qualsiasi autonomia. La differenza di tale impero coloniale con quelli britannico e francese, è solo una differenza di tipo geografico. Nel senso che le colonie inglesi e francesi erano separate dal mare, le colonie russe sono adiacenti alla Russia, ma sono pur sempre colonie, perché una parte dei popoli assoggettati dalla Russia ai tempi dell’Unione Sovietica ha potuto rendersi indipendente.
La Cecenia è stato l’esempio più evidente di un popolo non russo che avrebbe voluto diventare indipendente, e che Putin ha represso nel sangue, e nel modo più spietato. E qualcosa di analogo fa anche la Cina. Del resto la stessa Hong Kong, che ha una sua storia, una sua identità si vede negare dal potere centrale di Pechino la benché minima forma di autonomia. Al punto che a Hong Kong moltissimi rimpiangono i tempi in cui erano una colonia inglese.
Quindi questi regimi, quello putiniano e quello comunista cinese, millantano di essere fautori di un mondo multipolare in cui ognuno sia padrone a casa sua, ma in realtà dove comandano loro non c’è la più pallida traccia di un ”multipolarismo interno”, ma il più ferreo e spietato centralismo.
Può essere credibile allora che queste realtà perseguano realmente un ideale multipolare?
Tutto insomma lascia intendere che l’alleanza tra sovranisti e autocrazie sia un’alleanza fondata su un equivoco. Non pare insomma esistere una reale convergenza: nel momento in cui le autocrazie vincessero, diventerebbe tragicamente chiaro che quello a cui esse mirano non è un mondo multipolare, ma il suo esatto contrario.
