Non è difficile essere come loro: l’Islam

orante islamico

Si è già osservato in un’altra pagina come la posizione di chi ha rifiutato Cristo come Dio e lo ha condannato a morte, cioè la posizione degli Ebrei, degli ebrei post-cristici,  è molto meno lontana dal nostro modo di pensare di quanto siamo soliti immaginare.

Qualcosa del genere potrebbe essere detto probabilmente anche per quanto riguarda l’Islam: anche in questo caso “non è difficile essere come loro”.

Nel momento infatti in cui un cristiano pensa che la sua vita consista nell’osservare una legge, la legge imposta da un Dio che se ne sta lontano e che non c’entra con il concreto presente, allora siamo in un orizzonte molto più islamico di quanto uno possa pensare.

Perché questa (un Dio che se ne sta lontano, per cui a noi tocca solo obbedire a una legge, osservare una legge) è esattamente la formula dell’Islam. Con l’unica differenza che un cristiano che pensa in tali termini, ossia un cristiano moralista (come lo siamo un po’ tutti, poco o tanto), si sobbarca di doveri inutili, di doveri di cui giustamente un islamico si sbarazza volentieri.

Lo osservava già Solovi’ev che in fondo l’Islam è un cristianesimo ridotto, sfoltito di tutto quanto è divenuto dogmaticamente superfluo.

In altre parole un islamico può essere visto come un cristiano moralista che ha tratto le estreme conseguenze teoretiche del suo moralismo pratico, del suo naturalismo pratico.

Potremmo dire che l’Islam è un cristianesimo moralista divenuto finalmente coerente, portato cioè alle sue estreme conseguenze, senza più alcun diaframma, alcuna schizofrenia tra teoria e prassi, tra dogma e vita.

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Author: Intellectualia

Autore dei siti del gruppo Cultura nuova

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