l’autore e la sua opera

Hemingway mentre scrive

L’autore di un’opera intellettuale, un’opera culturale in senso lato, ne è il padrone? Ne è cioè l’unico, o almeno il più autorevole interprete?

Dipende: dove è in gioco il solo concetto, dove cioè la consapevolezza concettuale dell’opera prodotta è totale, la risposta è ’sì’. Ma anche qui, meglio sarebbe dire: nella misura in cui ciò che è prodotto (tipicamente uno scritto, o un discorso) è penetrato (è illuminato a giorno) da consapevolezza concettuale, allora io che l’ho prodotto, ne sono il più autorevole interprete. Questo vale ad esempio per testi o discorsi di tipo scientifico o filosofico: nessuno sa meglio di chi ha detto qualcosa, in tali ambiti, che cosa davvero intendeva dire dicendo quel qualcosa.

Ma il discorso cambia se il prodotto culturale vede una mescolanza di componente concettuale, dove la consapevolezza del parlante (o dello scrivente) è massima, e di componenti non-concettuali, che per la loro intrinseca natura non sono pienamente trasparenti nemmeno al soggetto parlante (o scrivente). E’ il caso ad esempio dei prodotti artistici: un poeta sa quello che ha scritto in una sua poesia, ma non può escludere che qualcuno trovi in essa , senza artificiose forzature, qualcosa di cui lui stesso non era consapevole nel momento in cui l’ha confezionata. E ciò vale, a maggior ragione per opere musicali o di tipo figurativo: uno può cogliere in una sinfonia di Beethoven o in un quadro di Giotto qualcosa di cui Beethoven e Giotto non erano consapevoli mentre componevano tali loro opere. Senza però che essi possano trovare niente da eccepire nel fatto a qualcun altro la loro opera dica qualcosa di più di quello che diceva a loro. Si tratta di una osservazione che già il filosofo Hans-Georg Gadamer (1900 / 2002) faceva: una volta che un’opera d’arte è stata prodotta, il suo creatore non ne detiene più il monopolio interpretativo. Del resto si tratta di qualcosa di analogo a quanto avviene mettendo al mondo un figlio: i genitori non ne sono i padroni, devono accettare una componente di imprevedibilità in quello che è solo per certi aspetti un loro prodotto.

E questo vale a maggior ragione per i testi sacri, i testi che la fede cristiana considera ispirati: l’autore sacro è colui che li ha materialmente scritti, ma non ne è il padrone. Il loro senso è molto più ricco di significati di quanto lui pensasse quando li ha scritti. Se non fosse così, ad esempio, l’unica interpretazione possibile dei testi biblici sarebbe quella letterale. Il che, per fortuna nessun cristiano sarebbe (mai stato) disposto ad accettare (già Origene tematizzava l’interpretazione simbolica della pagina sacra).

Ma questo vale in qualche modo anche per i testi del Magistero: una volta che essi sono stati scritti e pubblicati, essi sono testi della Chiesa, e non di chi li ha materialmente stesi. Quest’ultimo insomma non ne è il padrone: non ha infatti esposto le sue idee; ma ha cercato di esporre il pensiero della Chiesa. Che è ben più grande di lui.

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Author: Intellectualia

Autore dei siti del gruppo Cultura nuova

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