Iran: simmetrici limiti Trump/EU

Ho già esposto in un precedente post perché penso che un intervento esterno per abbattere un regime sanguinario, come quello iraniano, sia de iure ammissibile. Avevo lasciato aperta la questione su come de facto la cosa stia procedendo.

Limiti maggiori di Trump

Il fatto che Trump cambi la sua versione delle cose con una velocità sconcertante, non è, probabilmente casuale. Ma di questo vorrei parlare in un post a parte.

Qui mi limito a osservare che manca, nelle motivazioni fornite da Trump (finora) qualcosa che avvicini a configurare il suo intervento in termini di ingerenza umanitaria (già caro a Giovanni Paolo II), e che ne scongiuri una interpretazione in termini di un unilateralismo esasperatamente egoistico e autoreferenziale. Trump non sta fornendo una motivazione universalmente condivisibile, quale sarebbe liberare il popolo iraniano da una dittatura sanguinaria e pericolosa per il mondo intero. Tutto si concentra su un supposto (e improbabile, al momento) pericolo di attacco immediato agli Stati Uniti.

E qui si aprirebbe un capitolo sul perché Trump dica una tale penosa e inverosimile bugia (simile a quella già addotta per giustificare l’Intervento in Venezuela): probabilmente la colpa non è tutta di Trump, ma della spaventosa immaturità dell’opinione pubblica americana (ma forse occidentale in generale), schiacciata sull’immediato. Per cui solo una minaccia immediata la potrebbe convincere. Senza un minimo di lungimiranza. E di disponibilità a pensare e a fare i necessari sacrifici. Niente: solo l’immediato esiste.

Ma un tipo di motivazione come quello portato da Trump rende facile ai leader europei smarcarsi da lui. In parte a ragione. Ma in parte no. E vediamo perché.

Limiti degli europei

I leader europei, a partire da Sanchez, si sono smarcati dall’attacco al regime iraniano. Dimostrando miopia: intanto l’Iran sta continuando a bloccare lo stretto di Hormuz anche alle navi spagnole, e di quei paesi che si sono smarcati da Trump. Ma poi questa avrebbe potuto e dovuto (e potrebbe ancora) essere l’occasione buona per  contrattare con Trump.

Visto che per lui non esiste niente che vada al di sopra dell’immediato, dell’interesse egoistico immediato, allora proviamo a giocare come gioca lui: do ut des. Noi ti aiutiamo con l’Iran, e tu però la smetti di progettare di invadere la Groenlandia e di non difenderci da Putin. La smetti di considerare nemici i tuoi alleati e amico chi sta sostenendo l’Iran.

Senza contare che i leader europei che sbattono la porta in faccia a Trump sono per lo più gli stessi che gli rinfacciano di non aiutare abbastanza l’Ucraina da Putin: ma come non vedere che l’abbattimento del sanguinario regime iraniano sarebbe un duro colpo al regime putiniano?

Limiti tecnici

Ho il sospetto (magari però sbaglio) che Trump (e il suo stato maggiore) stia compiendo anche una serie di errori chiamiamoli tecnici: usare solo armi costosissime e finora rivelatesi non adeguatamente efficaci. Insomma, Trump si sta comportando da lione, dimenticando di essere un po’ più golpe (per usare le celebri immagini di Machiavelli, per il quale un buon principe deve essere sia leone che volpe, sia forte che astuto).

Ad esempio non si capisce perché Trump non valorizzi l’esperienza militare acquisita dagli ucraini nella loro eroica resistenza all’attacco putiniano. In fatto di droni gli ucraini ne sanno molto più degli americani. E usare la loro competenza sarebbe enormemente meno costoso di quanto non stia facendo Trump, che presto si troverà coll’acqua alla gola, se non riesce a sbloccare la situazione.

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Author: Intellectualia

Autore dei siti del gruppo Cultura nuova

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