Forza e violenza sono due cose diverse: entrambe, certo, esprimono un potere coercitivo, ossia la capacità di un soggetto di piegare un altro soggetto a fare qualcosa che spontaneamente non farebbe, o meglio potrebbe non fare.

Ma mentre la forza è regolata da parametri universalmente condivisibili, ancorato in ultima analisi alla giustizia, a una giustizia oggettiva, universalmente riconoscibile e condivisibile, la violenza non si basa su regole universalmente condivise, e persegue obbiettivi particolaristici, egoistici, autoreferenziali, inconfessabili nella loro realtà.
Una classica definizione di Stato è quella di essere quel soggetto (collettivo) che ha ”il monopolio dell’uso legittimo della forza” (impropriamente talora si legge ”della violenza”).