Fake news: perché si diffondono?

Quello delle fake news è un argomento molto importante perché oggi siamo circondati da fake news e questo è drammaticamente grave per la democrazia. Perché la democrazia funziona bene se le persone sono correttamente informate, se sanno come reperire e discernere le informazioni corrette rispetto a quelle false. Da notare che non stiamo parlando di opinioni o di interpretazioni, stiamo parlando di fatti perché le fake news non riguardano interpretazioni discutibili, ma riguardano fatti o comunque interpretazioni sulle quali esiste una concordanza pressoché unanime da parte della comunità scientifica.

Quindi ci poniamo innanzitutto la domanda perché le fake news sono così diffuse e perché così tanta gente crede alle fake news. Non l’unico, ma uno dei motivi che spiegano questa diffusione riguarda i talk show televisivi e comunque il giornalismo televisivo o radiofonico. Per un conduttore di programma televisivo o radiofonico il problema più importante non è la verità delle cose che vengono dette, ma l’audience. E l’audience la si raggiunge non dicendo (necessariamente) cose vere ma cose che suscitino attenzione, e nulla suscita più attenzione di un discorso dai toni accesi esagitati con un linguaggio emotivamente trascinante.

Quindi capita che i conduttori televisivi chiamino a parlare di un certo argomento non solo e non tanto i veri esperti che possono parlare seriamente, con cognizione di causa, di un certo argomento, ma chiamano spesso e volentieri dei ciarlatani, dei venditori di fumo, purché facciano spettacolo e quindi creino audience. Il problema è che molto spesso nei talk show i conduttori mettono sullo stesso piano i veri esperti, le persone serie, le persone che vengono dal mondo accademico o comunque hanno fatto degli studi seri, e persone che non hanno nessun titolo per dire le cose che dicono, e le sparano grosse giusto per fare audience, per fare spettacolo. La cosa tragica è che in genere i veri esperti, le persone serie hanno un modo di esprimersi e di comunicare sommesso, modesto, spesso e volentieri anche un po’ incolore; hanno infatti il senso della complessità delle cose e quindi non fanno proclami roboanti o né fanno appello all’indignazione, al complotto, per cui dal punto di vista dell’audience non rendono molto. Mentre i ciarlatani, i venditori di fumo fanno appunto questo e riescono purtroppo, spesso e volentieri, a intimidire i veri esperti. E quindi sembra che nel dibattito vincano loro, i ciarlatani. Questa è una cosa molto grave e brutta, indice del fatto che viviamo in una società in cui la cosa importante è il successo immediato, e del fatto che troppa gente si accontenta di un’apparenza epidermica e non va alla ricerca di come stanno davvero le cose.

Tuttavia c’è un secondo risvolto della questione, ossia che effettivamente qualche colpa ce l’ha anche l’establishment accademico, gli specialisti, gli esperti reali, perché effettivamente capita, non di rado, che utilizzino, anche quando parlano in pubblico, uno stile comunicativo troppo asettico, dove l’emotività viene vista come qualcosa di totalmente negativo da mettere tra parentesi il più possibile. Ora questo, indubbiamente, è un problema, come lo è anche il fatto che molto mondo accademico ritiene che ci siano delle tesi talmente assurde (sostenute ad esempio da ciarlatani) da non meritare di essere confutate. Questo è un errore perché non esiste nessuna tesi talmente assurda che non meriti di essere confutata in modo argomentato. Purtroppo molti veri esperti alzano le spalle e tirano dritto ignorando puramente e semplicemente quello che viene detto anche da questi venditori di fumo. Il che contribuisce a creare in un ascoltatore tipo, nell’uomo della strada, l’idea che potrebbe avere ragione il ciarlatano, il venditore di fumo.

Quindi anche questo è un atteggiamento che una parte del mondo accademico dovrebbe correggere: se tu parli a una platea di persone intellettualmente preparate e competenti è un conto, se tu parli al pubblico devi modulare il tuo registro espressivo in base appunto al pubblico, non puoi pretendere di essere ascoltato con lo stesso tipo di attenzione e di serietà che potresti avere in un congresso scientifico. Quindi la questione ha (almeno) due risvolti, un errore da parte dei conduttori televisivi e un errore anche da parte di un certo mondo scientifico.

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Author: intellectualia