uomini o macchine?

Starei quasi per dire: requiem per il nuoto (e per molto sport).
Ci ha colpito una fotografia (in b/n) di un “nuotatore”, con un torace enorme, non umano, avvolto di una tuta nera, con occhiali neri: una perfetta macchina da velocità aquatica.
Perfetto.
Come macchina.
Ma è ancora un essere umano?
D'accordo, è una domanda provocatoria, ma che senso ha lo sport se non è la punta di diamante di una esperienza che tendenzialmente tutti possono fare?
In un atleta chiunque deve potere in qualche modo rispecchiarsi, sentirsene rappresentato.
Il che non può essere se quanto l'atleta fa non è in almeno potenziale continuità con quanto chiunque può fare.
Ora, queste mostruose macchine, che non hanno più nemmeno l'aspetto di esseri umani, possono rappresentare un cittadino medio?
Mi posso sentire stimolato dal loro esempio a praticare qualcosa che sia in qualche modo in continuità con la loro esperienza?
Non direi proprio…
Com'è più umana la vittoria, sempre in uno sport aquatico, di quel giovanissimo tuffatore inglese: lì è stata la vittoria del gioco sul meccanismo perfetto, la vittoria dell'umano sul meccanico. Ha vinto divertendosi, anzi ha vinto perché si divertiva.
Divertimento, gioco, un divertente gioco partecipabile.
Uno sport che non fosse sopratutto gioco, ma arido calcolo e freddo meccanismo, non svolgerebbe appieno la sua funzione.

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Author: intellectualia

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