Quando papa Francesco parlava, negli anni scorsi, di “terza guerra mondiale a pezzi”, io mi dicevo “Il papa mi pare esageri: una guerra deve essere di qualcuno contro qualcun’altro, e qui i contendenti quali sarebbero?”
I fatti dell’Ucraina stanno invece dimostrando che il papa aveva ragione, e che la terza guerra mondiale sta ora prendendo forma: i pezzi si saldano.
L’aggancio della Russia alla Cina sta sparigliando le carte, che vedevano i sovranisti ultra-conservatori pro-Russia e i mondialisti progressisti pro-Cina, e sta configurando un fronte unico neo-totalitario anti-occidentale, dove a scontrarsi sono democrazia e diritti umani da un lato e regimi totalitari o semi-totalitari dall’altro. La Cina non è mai diventata democratica, e la Russia a questo punto sta dimostrando di essere (/di star diventando) un regime non semplicemente autoritario, napoleonico, come ancora mi illudevo fino al 24 febbraio, ma una vera e propria dittatura che non mi pare esagerato chiamare nazi-stalinista.
A ciò si aggiunge che nel mondo arabo molti guardano con simpatia al blocco anti-democratico, mentre Israele è saldamente legata all’Occidente e ai suoi valori di libertà e di democrazia. E anche questo conferma che il blocco russo-cinese, a cui si agganciano i settori più fondamentalisti e anti-occidentali dell’Islam (perché anche in Myamar San-Suu-Kyi, accusata ingiustamente di essere, tra l’altro, anti-islamica, è stata destituita da generali filo-cinesi, anti-democratici e anti-occidentali: tutto si salda), si connota come un blocco anti-occidentale e anti-democratico.
Ci sono, sì, le ambiguità di Brasile, Sudafrica e India, che però sono alleati poco stabili e poco organici del blocco russo-cinese: un po’ di magnanimità occidentale (e magari la sconfitta di Bolsonaro alle presidenziali) dovrebbero bastare a staccare tali nazioni dai neo-totalitarismi.
Prendere coscienza di questa inquietante situazione incontra grosse resistenze. Vi sono resistenze ideologicamente motivate: i nostalgici dello stalinismo da un lato non hanno perdonato all’Occidente di aver disfatto l’Unione Sovietica; e d’altro lato l’ultra-destra populista ha fortissimi mal di pancia a dover ammettere che la sua amata icona, Putin, lo sponsor di Trump, possa commettere dei crimini; e così molti si esibiscono in contorsionismi tragicomici, ad esempio gettando più fango che possono sull’Ucraina.
Ma anche molta gente comune ha paura di fare i conti con una realtà così dura. E preferisce nascondere la testa sotto la sabbia, piagnucolando infantilmente per l’aumento del gas e del petrolio, senza rendersi conto che la posta in gioco è ben più alta e ben più drammatica. E’ un po’ il meccanismo per cui tanti ebrei nei lager nazisti andavano alle camere a gas illudendosi di andare alle docce.
Un film molto attuale è L’ora più dura in cui anche allora non mancavano quelli che dicevano “ma in fin dei conti Hitler non è poi così cattivo.” “Dai, Polonia e Francia, siate ragionevoli, non bisticciate, fate la pace con Hitler! Trattate!”
nota bene
Il fatto che l’Occidente sia sotto attacco, e che se cadesse l’Ucraina, la Cina si prenderebbe Taiwan e magari l’Iran attaccherebbe, come sta minacciando di fare, Israele per distruggerlo, questo fatto dicevo non significa che l’unica risposta che l’Occidente deve dare sia sul piano militare. Il più possibile occorre evitare il ricorso alle armi, anche se nell’immediato è assolutamente necessario che Putin sia costretto a non ricavare alcun vantaggio dalla aggressione militare che lui, non dimentichiamolo, ha intrapreso, così che si affermi il principio che la prepotenza non paga, e che i problemi non si risolvono con le guerre.
Poi, se si riuscirà a ridare all’Ucraina la sua piena integrità territoriale, occorre trarre la lezione che con le dittature non si possono fare affari, ma vanno piegate, con la leva economica e con l’informazione, a evolversi decisamente verso la democrazia, che non è occidentale, ma universale, è per tutti.
Anche deve essere evitato di confondere Putin con la Russia, così come ogni atteggiamento nazionalista anti-russo: quello che dobbiamo desiderare è un’Europa dall’Atlantico agli Urali, in cui tutti i popoli vivano rispettandosi e in fraternità.
Per maggiori dettagli sulla questione ucraina si veda questa scheda.