Rorty: conversazione?

Ho da poco finito di leggere La filosofia specchio della natura di Rorty. Senza dubbio Rorty è un filosofo intelligente, inoltre a differenza di altri analitici non disdegna di riflettere sulle idee dei “continentali”, il che va a suo merito, inoltre scrive in modo al contempo gradevole e denso.
La sua conclusione tuttavia, come un po’ tutta la tesi sostenuto in tale sua opera, mi lascia in disaccordo: la filosofia non dovrebbe essere null’altro che conversazione.
Ma per conversare occorre avere una base comune (e non occorre sforzarsi molto, la base c’è: possiamo capirci: parlando!) e un fine comune (cercare insieme la verità, perché se uno dei partecipanti o peggio tutti vogliono ingannare o sono indifferenti al contenuto non ci può essere vero dialogo).
Rorty, come molti altri relativisti, può con ragione lamentare che il pensiero epistemologico, come lo chiama lui, o oggettivo, o normale, o – potremmo dire – forte, abbia in passato esagerato nelle sue pretese di attingere facilmente (e poco o tanto violentemente) la verità.
Ma non dovrebbe spingersi a negare che ci sia in noi l’aspirazione a (conoscere) la verità. Per quanto imperfettamente, confusamente, mai esaurientemente questa ci si faccia conoscere, essa resta l’unica cosa per cui valga la pena sforzarsi di conversare. Diversamente la conversazione scadrebbe a chiacchera e a droga.

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Author: fbertoldi

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