Peccati dell’intelletto

Si tratta di peccati, di mancanze contro la nostra verità, la nostra realizzazione, che normalmente vengono trascurati. Si pensa infatti che l’unico problema sia volere il bene, volere in modo giusto. E non pensare bene, pensare in modo giusto.

Eppure anche pensare è un atto eticamente rilevante. Pensare in modo distorto è un vulnus alla nostra umanità. Qualunque uso del pensiero che non si sforzi di pensare correttamente, cioè di pensare la realtà, è un uso eticamente colpevole.

Prova ne sia che nella misura in cui si pensa malamente (compiendo un “peccato dell’intelletto”) si apre poi la strada a una corrispondente azione imperfetta. Quanto più imperfettamente si pensa, tanto più imperfettamente si vuole. Ad esempio se uno pensa che sua moglie lo tradisca, senza avere fondati motivi per pensarlo, si aprono per lui due strade: o sforzarsi con una volontà eroica di “perdonarle”, sopportando stoicamente tale peso, o fare altrettanto, trovando a sua volta un’amante. In tal modo, anche ipotizzando la prima opzione, egli sottoporrà la sua volontà a una prova inutilmente pesante, a rischio di non farcela a tenere tale posizione. Meglio sarebbe chiarire le cose e vedere se davvero le cose sono come lui teme, e più ancora provare a discernere quali cause potrebbero portare la moglie a tradirlo. Cosa che magari non è ancora avvenuta, ma che inconsciamente egli ha ben ragione di temere possa accadere.

Altro esempio: uno pensa che una certa persona sia malignamente disposta verso di lui. A questo punto egli può, anche qui, fare un eroico, ma volontaristico, sforzo di voler comunque bene a quella persona, e di non rendere pan per focaccia. Sottoponendo la sua volontà a una fatica improba, e a forte rischio di fallimento. Ma egli potrebbe anche considerare meglio perché si è formato in lui quel pensiero, e magari vedrebbe che in parte non vi è tutta quella malignità che lui pensava, e nella parte in cui vi è effettivamente dell’ostilità, questa è (almeno) parzialmente spiegabile con dei suoi errori. Potrebbe, certo, restare qualcosa di oggettivamente ostile e di non spiegabile con propri errori: ma a quel punto il peso da portare sarebbe 20 e non 100. Il che non sarebbe un piccolo vantaggio.

Quindi pensare bene è atto etico, non una bizzarra paturnia, un lusso da intellettuali. Non si corre mai il rischio di pensare troppo. Si corre quello di pensare male.

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Author: intellectualia