In questi giorni mi veniva il pensiero che la condanna a morte di Gesù Cristo, voluta dalle autorità religiose ebraiche a tutta prima sembrebbe qualcosa di ovviamente sbagliato, qualcosa che non ha niente a che fare con quello che io normalmente penso, e con quello che normalmente pensano (quasi tutti) quelli si reputano cristiani.
In realtà, da un certo punto di vista, la Sua condanna a morte significa che i Giudei di allora, i Giudei che vollero la Sua morte, prendevano molto sul serio il fatto che Cristo si dicesse Dio, lo prendevano molto più sul serio di quanto faccia abitualmente io o faccia la stragrande maggioranza di quanti si dicono (o si sono detti, in venti secoli di Cristianesimo) cristiani. Infatti è molto facile glissare sul concetto ”Gesù è Dio”: noi crediamo di pensare davvero al significato di questa affermazione, ma in realtà non ci pensiamo davvero, lo diciamo per modo di dire. Senza avvertirne la incomparabile vertiginosità.
Gli ebrei che condannarono Cristo, e quelli che continuano a giustificare tale sentenza, hanno almeno il merito di prendere sul serio, di avvertire la portata enorme di tale affermazione. Come la avvertiva il giovane seminarista Giussani quando sulle scale del seminario di Venegono afferò il compagno Manfredini e gli disse «senti, ma che Dio si sia fatto uomo è proprio una cosa dell’altro mondo».