Iran: la caduta di un regime sanguinario

Qualche riflessione sull’attacco al regime iraniano, che stavolta dovrebbe, finalmente, portare alla sua caduta (regime change).

– il regime iraniano è un regime sanguinario e dispotico, ed è ormai odiato dalla stragrande maggioranza degli iraniani, come ha dimostrato l’elevatissimo tributo di sangue (pare attorno ai 30.000 morti) che è stato versato dai manifestanti solo nelle manifestazioni del giugno scorso.

– oltre al dispotismo sanguinario ’interno’, il regime iraniano è attivamente complice di altri regimi criminali e sanguinari.

– il regime iraniano non è riformabile dall’interno: la cosa è ampiamente dimostrata, dato il sistema repressivo straordinariamente forte e spietato.

– gli iraniani che vogliono liberarsi da questo regime sanguinario (e sono la la stragrande maggioranza) non hanno, data la potenza dell’apparato repressivo, la forza di rovesciarlo loro stessi.

– Perciò, almeno de iure, un aiuto dall’esterno per porre fine a un regime intollerabilmente disumano e irriformabile, è più che legittimo.

– Se poi, de facto, l’intervento attuale sia fatto nel miglior modo possibile, questo è un altro paio di maniche. Per il momento non ho sufficienti elementi per azzardare una valutazione: sto a vedere che cosa accade.

guerra e informazione

Quello che si constata da giorni è un demenziale e irresponsabile allarmismo da parte di quasi tutti gli organi di informazione, che enfatizzano in modo palesemente spropositato la potenza della reazione iraniana.

Ci sono invece diversi segnali che la capacità offensiva del regime iraniano si stia sensibilmente indebolendo.

Ma la cosa più tragicomica è il parlare di “allargamento del conflitto”, quando in realtà è l’Iran che tira missili a destra e a manca, sempre più a casaccio e sempre più fuori bersaglio.

Sarebbe lecito parlare di “allargamento del conflitto” se altri paesi fossero scesi in campo a fianco del regime iraniano. Ma così non è: fanno tutto loro, attirandosi semmai l’ira e la possibile reazione non a loro favore, ma a loro danno, dei paesi maldestramente colpiti. Se, al momento, si può parlare di allargamento del conflitto è per indicare che altri paesi si uniranno a USA e Israele per mettere la parole fine a questo regime sanguinario. Si allarga, cioè, il fronte contro il regime. Il che, nella misura in cui avvenisse, potrebbbe solo accorciare i tempi della caduta del regime.

Come sempre, in guerra, l’informazione è una parte tutt’altro che trascurabile degli equilibri: diffondere notizie disfattistiche, che ingigantiscano la potenza di X, è un oggettivo rafforzamento di X. Roba da utili idioti.
Certo, gli organi di informazione devono vendere la loro mercanzia, e per farlo devono creare titoli a caratteri cubitali. Più allarme creano, più la gente li consulta avidamente (aumentando i loro guadagni). Ma un po’ più di responsabilità, dati i danni, economici ma non solo, che l’allarmismo può provocare, non sarebbe poi così male.

diritto internazionale?

Fa veramente specie che parlino di violazione del diritto internazionale persone come Putin e i suoi fiancheggiatori (anche nostrani): se c’è una violazione del diritto internazionale, la più grave dalla fine della 2a guerra mondiale, è proprio quella che il regime putiniano sta mettendo in atto dal febbraio 2022. Lì infatti c’è uno Stato che pretende di ingoiarsi un pezzo di un altro Stato, indipendente e sovrano, in seguito a una guerra. Cioè Putin ha superato una linea rossa che nemmeno Stalin e Bresnev avevavo superato, perché, pur avendo invaso Ungheria e Cecoslovacchia, non avevano toccato nemmeno un centimetro dei confini internazionalmente riconisciuti di tali Stati. Quindi il regime putiniano e i suoi fiancheggiatori non hanno diritto di parlare di diritto internazionale: comincino loro a rispettarlo.

Ma veniamo a Trump e all’intervento in Iran: è una violazione del diritto internazionale? Potrebbe esserlo. Ma non è detto che lo sia: se l’intenzione di Trump non è quella di annettersi un pezzo di Iran, ma quella di aiutare la stragrande maggioranza della popolazione iraniana a liberarsi da un regime criminale e sanguinario, che viola sistematicamente i diritti umani, allora ci si potrebbe chiedere se non si tratti piuttosto di “ingerenza umanitaria”. L’“ingerenza umanitaria” è un concetto che Giovanni Paolo II riteneva valido motivo per un intervento dall’esterno in uno Stato che abbia oltrepassato ogni linea rossa in rapporto ai diritti umani.

Continua con un altro post.

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Author: intellectualia