Immigrazione: esiste un livello/problema generico (dai paesi poveri molta gente si sposta verso i paesi ricchi),chiamiamolo (A) ed esiste un livello/problema specifico (arriva, soprattutto in Europa, un certo tipo di immigrati, che, pur avendo una motivazione anzitutto economica, coltiva anche progetti di dominio religioso fondamentalista, che, se attuati, sovvertirebbero la democrazia e i diritti umani), chiamiamolo (B).
(A), che non riguarda solo l’Europa, ma tutto il mondo ricco, costituisce per certi aspetti anche una risorsa, perché nei paesi ricchi è in atto, da tempo, un fenomeno a) di denatalità e b) di rifiuto di svolgere un certo tipo di lavori. Ma, per le dimensioni che il fenomeno ha assunto, esso è anche un problema (microcriminalità, come spaccio di droga, fenomeni di aggressività, ad esempio verso i controllori sui mezzi pubblici, problemi di convivenza tar persone di diversa mentalità, ecc.): è chiaro che l’ideale sarebbe che la quantità di gente che si sposta (permanentemente) dai paesi poveri fosse contenuta. Ma ciò è dovuto al grande divario economico esistente tra paesi poveri e paesi ricchi: se la gente stesse bene a casa sua non si muoverebbe. A sua volta questo divario è dovuto (a) in parte allo sfruttamento operato dai paesi ricchi e (b) in parte alla mentalità e alle condizioni presenti in molti paesi poveri (ad esempio fatalismo, corruzione, assenza di meritocrazia). Noi potremmo fare la nostra parte sopratutto cercando di rimuovere(/attenuare) (a), ma anche cercando di fare pressione perché cambi anche (b): ad esempio combattendo le interpretazioni fondamentalistiche delle religioni, che possono, in vari modi, frenare lo sviluppo (e non solo quello economico).
Tuttavia è chiaro che risolvere (A) non è qualcosa che si possa fare da un giorno all’altro.
(B), che riguarda essenzialmente l’Europa, è invece non solo un problema, ma una minaccia, e grave. Mentre con (A) si deve per forza impostare una azione di medio-lunga scadenza, (B) dovrebbe essere preso di petto e in tempi più stretti.
Ma per fare questo occorre che le forze che sono più sensibili alla paura che molta gente ha (e che da tale paura spinta a votare populista) accettino la scelta coraggiosa di rinunciare a qualche voto in più
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focalizzandosi su (B), lasciando più sullo sfondo (A),
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chiedendo che su (B) ci sia una ampia convergenza di tutte le forze democratiche, ad esempio i “moderati”, che davanti a un linguaggio prevalentemente emotivo (/demagogico) e coinvolgente anche (A), possono recalcitrare, ma davanti a un linguaggio razionale e dialogico, che si focalizzi su (B), sui rischi per la democrazia che (B) comporta, difficilmente potrebbero ritirarsi da un serio confronto.
Ciò è non è opzionale, ma è necessario, perché per affrontare seriamente (B) non basta la spettacolarità di fermare qualche nave ONG (quando miriadi di barconi continuano comunque a sbarcare), non basta impedire che arrivi nuova gente (molta della quale potrebbe non avere nessun progetto di dominio fondamentalistico), ma bisognerebbe avere il coraggio di espellere, a ragion veduta, chi, già arrivato in Europa, fosse pure avendo ottenuto la cittadinanza, non accetta, per sua stessa ammissione, le basi essenziali della convivenza democratica, ad esempio la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e pertanto non è integrabile nella società democratica e costituisce per essa una minaccia inaccettabile.
E questo non lo potrebbe fare un’area populista da sola, ammesso e non concesso che raggiunga la maggioranza, ma occorrerebbe un ampio fronte, essendo questione non solo politica, ma costituzionale.
Invece, confondere (A) con (B), metterli nello stesso calderone, ha la stessa sensatezza che avrebbe una donna che dicesse a suo marito: «tesoro ricordati di andare a comprare il latte, e guarda che nostro figlio Pierino rischia di precipitare dal balcone». Mescolare ciò che ha bassa priorità con ciò che ha alta priorità rischia di essere esiziale per ciò che ha alta priorità.