Per la destra (cristiana) conservatrice la Chiesa del passato non ha mai sbagliato (reazioni isteriche se si accenna ad errori della Chiesa), per la sinistra (progressista) la Chiesa del passato ha sempre sbagliato (era la Chiesa dei ricchi); entrambe le posizioni sono ideologiche.
Un atteggiamento di fede in Cristo crede e capisce che la Chiesa non ha mai sbagliato sull’essenziale (non è mai venuta meno, almeno a livello del magistero ufficiale, ai dogmi stabiliti dai Concili o dal Vicario di Cristo), mentre ha sbagliato molte volte sul non-essenziale (ad esempio ha sbagliato rigettando l’eliocentrismo ai tempi di Galileo, ha sbagliato rigettando l’evoluzionismo, ha sbagliato rigettando la democrazia e la libertà religiosa).
Giovanni Paolo II aveva perciò chiesto giustamente perdono nel Giubileo del 2000 per i peccati, gli errori della Chiesa del passato.
Uno potrebbe pensare che riconoscere gli errori della Chiesa sia sminuirla e sentirsi smarrito per quello che a lui potrebbe sembrare il venir meno di una roccia affidabile: al contrario che la Chiesa (in cui è presente un fattore divino, che la rende infallibile sull’essenziale, e un fattore umano, che la rende fallibile sul non-essenziale), che la Chiesa sia riuscita a mantenere immutato l’essenziale depositum fidei per duemila anni, pur essendo composta non da superuomini, ma uomini coi loro difetti e limiti e quindi con le loro possibili limitazioni di giudizio sul non-essenziale, è una prova della sua origine divina, è una prova dell’assistenza dello Spirito Santo.
Riconoscere gli errori della Chiesa non deve farci concludere: «ma guarda come erano scemi nel passato, per fortuna adesso abbiamo capito tutto», ma piuttosto «guarda come è al tempo stesso potente e fragile la nostra intelligenza. Se hanno sbagliato anche dei santi, quanto più potremmo sbagliarci anche noi. Quanto dobbiamo guardarci dal dire evidente ciò che non appare davvero tale. Quanto dobbiamo guardarci, insomma, dall’ideologia, cioè dallo sputare sentenze che non siano verificate nell’esperienza.»