il tempo e la morte

Un tema proposto dall’esistenzialismo e da Heidegger è quello della temporalità: certo si tratta anzitutto di un tema cosmologico, ma ha ormai acquisito, crediamo meritatamente, uno spazio anche in antropologia.

Siamo esseri temporali, per l’EsserCi l’essere-per-la-morte non è un particolare, ma ha un rilievo di primo piano. In qualche modo quindi la temporalità come dimensione essenziale dell’uomo merita un posto di primo piano in antropologia.

La temporalità del nostro essere in realtà non è però il punto di partenza: originariamente il dato ci appare come stabilmente dato (tanto è vero che quanto più si risale indietro, in età infantile, tanto più tutto appare stabile); solo successivamente subentra la percezione, più o meno angosciosa, della instabilità delle cose e della vita, ma anche qui, in età adolescenziale-giovanile e anche per parte dell’età adulta, lo scorrere sempre più veloce del tempo è un andare verso delle mete desiderate, piuttosto che verso la morte; in un terzo momento (quasi una sintesi hegeliana, dopo tesi e antitesi) si ha da una parte la focalizzazione precisa che il termine verso cui ci si avvia inesorabilmente, con lo scorrere del tempo, è proprio la morte, dall’altra si apre con maggior forza la possibilità di percepire che la morte non è un muro dove tutto si infrangerà rovinosamente, ma un passaggio verso la vera stabilità, la definitività a cui aneliamo in ogni esperienza, l’eternità beata.

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Author: fbertoldi

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