E’ nota la tripartizione proosta nella filosofia analitica tra conoscenza diretta, proposizionale e pratica.
Soffermiamoci sulla denominazione conoscenza proposizionale: a ben vedere essa non appare neutrale. Suppone infatti che lo sguardo della mente, per così dire, si fermi alla proposizione e non vada alla cosa, alla realtà. Come osservavamo già, parlando di Rorty: è conoscenza che
, invece che conoscenza di
.
Diverso sarebbe dire «conoscenza concettuale»: è più evidente che il concetto non è autosufficiente, è solo un mezzo, un tramite trasparente; una proposizione invece ha una sua autonomia, costituisce un diaframma. Al punto che è semmai il mondo (ciò che sta dietro) a diventare, dal punto di vista analitico «ciò che rende vere o false le proposizioni», de Monticelli (in Cremaschi 1997): il che, in prospettiva realistica, suona davvero come grottesco.