Il patriarcato di Costantinopoli e l'islam ottomano

Continuiamo a riferire delle nostre letture sull’Islam nel balcani. Oggi parliamo della Chiesa ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli.
Non erano, paradossalmente, mancati nel patriarcato di Costantinopoli motivi per apprezzare la conquista ottomana della città: soprattutto la “liberazione” da Roma, dai tentativi cattolici, che avevano convinto una parte della stessa chiesa ortodossa, di effettuare, da una posizione di forza, l’unione coi “greci”. Inoltre il Sultano che conquistò Costantinopoli, Maometto II, ri-sottomise al patriarcato le chiese, che si erano proclamate autocefale, di Serbia e Bulgaria. Senza contare che verso il primo patriarca Maometto II fu prodigo di concessioni.
Ben presto però i Sultani trattarono con durezza gli stessi patriarchi, soprattutto spremendoli dal punto di vista economico, introducendo l’usanza che alla loro nomina, nomina che necessitava l’approvazione del Sultano, pagassero una ingente somma di denaro allo Stato ottomano. Così i sultani erano soliti destituire anche dopo breve i patriarchi, in modo da rimpinguare il loro erario, mettendo sul lastrico la suprema autorità della Chiesa greco-ortodossa (ci fu un patriarca che fu letteralmente costretto, per l’impossibilità di pagare agli Ottomani l’ingente cifra richiesta, a girare per le strade di Istambul come un mendicante, e con una catena al collo).
Tuttavia nemmeno tali vessazioni convinsero in modo univoco e netto il Patriarcato a rivolgersi ai Latini, verso i quali la diffidenza permaneva molto forte: la Chiesa ortodossa era stretta tra due fuochi, i Tirchi da un lato e Roma dall’altro.
Le cose migliorarono allorché la Russia, dal XVII sec. in poi si rafforzò e assunse il ruolo di protetterice degli slavi ortodossi.

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Author: intellectualia

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