esperienza e concetto (/teoria)

Mi veniva da pensare, qualche tempo fa, se si possa dire che la Chiesa delle origini era pura esperienza, e che (solo) successivamente la teoria ha progressivamente preso il sopravvento sull’esperienza, fino al punto da avvolgere lo stupore per il Fatto con una ragnatela moralistico-ideologica, che ha celebrato i suoi fasti nella Chiesa tridentina, ma tuttora stende su tutti noi la sua ombra deformante.

E risponderei che questo è vero solo in parte. Perche non è mai esistita una esperienza “pura”: lo stesso San Giovanni evangelista, che pure annuncia quello che i suoi occhi hanno visto e le sue mani hanno toccato (cfr. la sua prima lettera), elabora una riflessione teologica per inquadrare in qualche modo tale esperienza. Il suo Vangelo, ad esempio, è infatti dominato dall’idea dello scontro mortale tra Luce e tenebre. E analogamente San Paolo elabora una teologia, una teologia tutt’altro che rozza ed elementare (si pensi alla sue riflessioni sull’ebraismo). Ma in fondo lo stesso San Pietro, che è, per mentalità e formazione intellettuale, il meno teorico dei discepoli di Cristo non si limita ad annunciare un Fatto, ma ne cerca, da par suo, una qualche logica. Non c’è fede cristiana, insomma, che non sia, almeno un po’, teo-logica.

Certo, rimane vero, da un lato, che, col passare dei secoli, la teoria ha effettivamente preso il sopravvento, generando l’illusione di poter capire più di quanto non sia lecito, e ottundendo così il senso di stupore per un avvenimento imprevedibile, uno stupore che era invece ben vivo nelle prime generazioni cristiane.

Ma rimane d’altro lato non meno vero che la riscoperta della centralità dell’esperienza, a partire dall’Ottocento, per culminare nella vicenda dei movimenti ecclesiali e in pontificati come quello di Giovanni Paolo II, avviene essa stessa anche grazie ad apporti teorici: senza la teologia (e quindi la teoria, l’elaborazione concettuale) della scuola di Tubinga, del card. Newman, della Nouvelle Théologie, non avrebbero potuto esitere i movimenti ecclesiali quali li abbiamo conosciuti.

Facciamo, infine, un passo ulteriore: il nemico non è la ragione, ma un suo uso scorretto, astratto. Staccato dall’esperienza e non dominato dallo stupore.

Intellectualia
Author: Intellectualia

Autore dei siti del gruppo Cultura nuova

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