Si sono già spiegate altrove le ragioni per cui, de iure, un intervento esterno per liberare il popolo iraniano da un regime sanguinario e criminale, sia plausibile e legittimo.
Il problema è che finora Trump e Israele hanno condotto un tipo di azione che si è rivelata un grosso pasticcio, che non solo non ha rovesciato il regime, ma lo ha addirittura rafforzato.
E alla radice di questo fallimento sta (anche, e innanzitutto) il carattere particolaristico dell’azione israelo-americana, che ne ha fatto un caso non di polizia internazionale, ma di pirateria internazionale.
Che cosa occorrerebbe invece fare?
- stabilire con chiarezza motivazioni e obbiettivi dell’azione;
- collocare l’azione il più possibile in una cornice di collaboratività internazionale, ispirata ai principi delle Nazioni Unite e al diritto internazionale;
- dare alla dirigenza iraniana una possibilità di uscita di scena incruenta, in base al rispetto di precise e controllabili condizioni (come l’elezione di una assemblea costituente con una controllabile libertà elettorale).