Dopo il professore decapitato da un giovano islamico per aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo su Maometto, e dopo che Erdogan ha girato la frittata attaccando Macron, che se l’era presa con la violenza fondamentalistica, e chiamando alla guerra santa contro la Francia, un immigrato ha ucciso tre persone davanti a una basilica a Nizza, decapitandone anche lui una.
Certi leader populisti hanno dato la colpa al governo italiano, reo di non essersi accorto, a settembre, quando quell’immigrato sbarcò a Lampedusa, che egli aveva in animo di fare un attentato.
Ma intanto, come ricorda l’Ansa:
«Non è la prima volta che un tunisino sbarcato in Italia si è poi reso protagonista di atti di terrorismo in Europa: a febbraio del 2011, con Silvio Berlusconi premier e Roberto Maroni ministro dell’Interno, sempre a Lampedusa arrivò – assieme a migliaia di tunisini – Anis Amri, l’autore della strage al mercatino di Natale di Berlino nel 2016. Al momento dello sbarco Amri si dichiarò minorenne e fu trasferito in un centro per minorenni in Sicilia.»
Non è per dare la colpa a Maroni, ma perché poi dubito che sia possibile capire in anticipo chi stia pianificando un attentato all’arma bianca…
Ma soprattutto questo attentato si situa nel clima di guerra santa scatenato dal sovranista e suprematista Erdogan, contro cui non mi pare si siano granché mossi i sovranisti e suprematisti Putin e Trump.
Bisogna in effetti distinguere esecutori e mandanti di atti di questo genere.
Gli esecutori sono in genere dei poveracci, soli e alienati, incavolati contro la realtà. Leggevo proprio ieri questa testimonianza di Mikel Azurmendi:
«Belén [una ciellina spagnola conosciuta da Azurmendi ] (…) Opta per riceverlo e così arriva da loro Mohamed, un quattordicenne musulmano. Tutto il suo bagaglio consisteva in un Corano, una stuoia per pregare e la fotografia di suo padre, che voleva imitare. Con sé, inoltre, portava un male difficile da sradicare: il papà mauritano, da buon jihadista, esibisce nella foto un kalashnikov. Mohamed, orgoglioso di suo papà.
«Cosa vuoi fare da grande, Mohamed?»
«Voglio uccidere, la stessa cosa che fanno i miei fratelli.»
«Noi siamo i tuoi fratelli.»
La bocca di Mohamed sputava pietre. Questo appena arrivato dalla Mauritania, poi dovettero amputargli una gamba e sottoporlo a una chemioterapia per un lungo periodo. Le pietre che ha in bocca, che ha nel cuore, poco a poco si riducono in polvere nella famiglia di Belén. Sbriciolandosi fino a disfarsi del tutto. Alla fine, dalla sua bocca esce solo la crusca del grano macinato da un cuore umano. Come il tuo o quello di Belén.
Mohamed se ne andò al suo paese, ma tornò anni più tardi per farsi cambiare la protesi. Oggi frequenta l’università, è sposato e vorrebbe avere dei figli. E, ovviamente, Mohamed non vuole uccidere nessuno.» (da L’abbraccio, cap. 2, Belen)
Se un poveraccio potenziale terrorista viene guardato bene, può diventare buono e abbandonare i suoi propositi. Se invece viene emarginato e disprezzato, è più facile che si incancrenisca in propositi di male. Un certo tipo umano (populista) dovrebbe fare un po’ un esame di coscienza e chiedersi se non abbia niente da rimproverarsi a questo livello.
Invece i mandanti sono ben più in alto: grande responsabilità ha, ben più dell’Iran (dato che gli atti terroristici sono stati tutti compiuti da sunniti e non da sciiti, quindi Trump mente quando indica nell’Iran il principale stato-canaglia) l’Arabia Saudita, che ha finanziato e (a quanto pare) finanzia il wahabismo fondamentalista in tutto il mondo, radicalizzando gente che prima fondamentalista non era. Però purtroppo Trump (ma anche altri presidenti prima di lui, certo) pare non pensi proprio a far pressione sul suo alleato perché la smetta di radicalizzare la gente; anzi, la prima cosa che ha fatto, diventato presidente è stato volare in Arabia e fare accordi miliardari coi sauditi. Si accontenta cioè del livello politico e non considera quello culturale; un po’ perché è tipico del pragmatismo americano, ma un po’ anche perché l’Arabia è ben disposta verso Israele (a differenza dell’Iran, che per questo viene demonizzato).
L’Occidente dovrebbe essere più duro coi mandanti e più – come dire? – interattivo (una vera accoglienza, come nella testimonianza sopra riportata) coi potenziali esecutori. Invece di strizzare l’occhio ai mandanti e prendersela (solo o soprattutto) coi potenziali esecutori.
Inoltre questi terroristi islamici pare che in genere si radicalizzino sulla rete: perché allora c’è sempre qualcuno che fa la “pittima” quando si parla di controllare i social e censurare gli hate speech? E «la nostra privacy viene violata», e «la dittatura» di qui, e «il pensiero unico» di là, e «ci vogliono impiantare il microchip» e altre amenità simili. Bene: però, se si lascia che in rete circoli tutto l’hate speech che si vuole, poi non ci si lamenti delle possibili conseguenze.
E’ vero comunque che l’Islam ha un problema di interpretazione fondamentalistica molto maggiore di altre religioni. Ma questo è un problema che va affrontato con serietà, usando la ragione, che è consapevolezza della realtà in tutti i suoi fattori, così da coinvolgere tutte le forze democratiche costituzionali e poter prendere decisioni anche drastiche verso chi progetta di sovvertire la democrazia. Invece lanciare accuse demagogiche, puntando su un emotivismo ingannevolmente semplicistico, non serve a niente. Anzi. Allontana la soluzione del problema. Una certa destra populista in effetti si muove come se non volesse risolverlo: forse perché le fa comodo (le porta voti)? Spero di no…
Da ultimo, c’è chi ha lamentato che papa Francesco non abbia denunciato, al seguito di questo attacco, l’Islam (come) fondamentalista. Una domanda: e invece, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dopo attentati ben più sanguinosi, avevano esplicitamente parlato di Islam come religione violenta? Non direi proprio.