Una mia collega lamenta l’esagerata importanza data a Tommaso d’Aquino nei programmi ministeriali, a scapito di altri personaggi che meriterebbero ben altra considerazione, come Guglielmo di Occam.
Che dire? Se l’Aquinate ha acquisito un posto di primaria importanza mentre Occam no, ci sarà ben qualche ragione. Che provo a riassumere:
1) Tommaso esprime la mentalità del 90% e passa di una civiltà che, piaccia o no, è durata più di mille anni e ha forgiato il volto della moderna Europa e dunque del moderno mondo; Occam esprime la mentalità di (quella che a suo tempo era) una sparutissima minoranza e non c’è una sola sua tesi che non sia stata detta meglio e più estesamente dal prosieguo del filone che egli contribuisce a iniziare. Le acque del piccolo torrente Occam, in altre parole, si riversano interamente nel grande fiume della modernità anticristiana. Le acque di Tommaso formano un grande lago, in cui altri fiumi sono poi confluiti, senza che per tutta l’epoca moderna e fino al XX secolo sia sorto un altro paragonabile esponente filosofico di quel Cristianesimo, che, piaccia o no, è mentalità di strati amplissimi di popolazione, occidentale e mondiale.
2) Tommaso costruisce, Occam distrugge (“non si può questo”, “non si può quello”): molto più facile riassumere il secondo che il primo.