Date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio
Teologia politica = pretesa di dedurre dal dogma una e una sola linea politica specifica – assolutizzando/sacralizzando un certo potere (terreno).
E’ vero che il dogma non è senza implicazioni razionali-profane, ma queste implicazioni non possono pretendere di giungere fino al dettaglio, devono restare un alveo, certo non troppo generico ma nemmeno troppo specifico.
Perché quest’ultima cosa (quindi la teologia politica) è sbagliata?
1. perché il dogma stesso è soggetto ad approfondimenti e sviluppi nel corso della storia: nel corso della storia possiamo capire sempre meglio la portata dell’Avvenimento di Cristo. Ad esempio per proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria ci sono voluti 1854 anni, per quello dell’Assunzione 1950 anni.
2. E poi c’è il fatto che la filosofia e in generale il sapere umano crescono nella storia, per cui anche lì quello che non era chiaro ieri lo diventa oggi, quello che non è chiaro oggi lo diventerà domani. E questa crescita non è, di fatto, lineare ma dialettica, contrastata, fatta di corsi e ricorsi, equivoci e incomprensioni: i figli di Adamo tendono, per il peccato originale e l’influsso dell’Angelo delle Tenebre, a interpretare “non caritatevolmente” le parole degli altri. Quindi la regola è che gli uni colgono/sottolineano (soprattutto) alcuni aspetti della verità, gli altri altri.
3. Infine c’è il fatto che politica è potere e al potere i figli di Adamo, chi più chi meno, tendono non solo per servire il bene comune, ma spesso e volentieri, per perseguire obiettivi particolaristici.
Per tutto questo sacralizzare una linea politica (particolare) demonizzando le altre in nome dell’Assoluto, appare inopportuno, se non blasfemo. Il che non vuol dire che un cristiano debba essere indifferente alle varie opzioni politiche. Ma scegliere è cosa diversa da sacralizzare. Infatti scegliere una parte non implica demonizzare l’altro che sceglie un’altra parte: quest’ultimo può essere avversario, ma mai nemico. Con l’avversario si discute e si dialoga e si accetta di giungere a ragionevoli compromessi. Il nemico può solo essere annientato. Con ogni mezzo.
Eritis sicut dii: è la tentazione costante, credersi come Dio, credere di poter vedere le cose dal punto di vista di Dio in virtù di una nostra forza. La nostra condizione invece è situata e limitata, e la certezza ci è data solo nella misura in cui la mendichiamo e la verifichiamo quotidianamente, senza pretendere di possederla perfettamente e una volta per tutte, risparmiandoci il rischio e la prova.