Rivoluzione francese

Per molto tempo, nella mia vita, ho pensato alla Rivoluzione francese in termini essenzialmente, se non esclusivamente, negativi.
 Oggi ho maturato un giudizio più complesso, più sfumato, più equilibrato, in cui sono presenti sia gli aspetti negativi sia quelli positivi.

 Innegabilmente il grave limite, che non posso non continuare a cogliere nella Rivoluzione, è il suo carattere sanguinario, soprattutto nel periodo del Terrore. Poter essere condannati alla ghigliottina senza appello e sulla base di semplici sospetti non è degno di un sistema civile, che deve dare garazie alla persona di non essere oggetto di soprusi giudiziari.
 Un secondo limite della Rivoluzione è di essersi posta, prevalentemente, contro la Chiesa. Lo ha fatto a partire dalla sventurata scelta della “Costituzione civile del clero”, che ha provocato quella traumatica spaccatura tra clero giurato e clero refrattario. E’ vero, esisteva già una tradizione di gallicanesimo anche sotto la monarchia, ma non si era mai arrivati al punto da inquadrare, inglobare il clero all’interno dell’apparato statale, sulla base del presupposto, erroneo, che “il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione.
Nessun corpo o individuo può esercitare una autorità che non emani
espressamente da essa.” (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, 1789, art.3). E’ probabile, peraltro, che la Chiesa francese che si trovarono davanti i rivoluzionari fosse una Chiesa incapace di comprendere la modernità, piuttosto sclerotizzata e dai vertici dominati dal ceto aristocratico.

 Tuttavia ci sono anche dei meriti. Anzitutto  e soprattutto il superamento dell’assolutismo e la rivendicazione della partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica, cioè l’affermazione, sia pure un po’ scomposta e acerba, della democrazia.
 Legata alla democrazia c’è la modernizzazione del diritto, altro merito della rivoluzione: il diritto si semplifica e si razionalizza e avanza il concetto di diritti dell’uomo, di diritti umani. Ad esempio l’idea di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, il che è positivo. ma anche l’altro grande principio, parola d’ordine della Rivoluzione, la libertà: di pensiero, di parola, di associazione.
 Lo stesso Giovanni Paolo II riconobbe che i tre grandi principi della Rivoluzione, liberté, egalité, fraternité, sono un germogliare di presupposti cristiani, sono il frutto di una matrice cristiana. E dunque un cristiano non può che salutarli positivamente.

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Author: intellectualia

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