Farà storcere il naso a molti, convinti della immacolata purezza della filosofia, ma voglio comunicare questo pensiero, a cui del resto non attribuisco alcuna pretesa di assolutezza, essendo solo una ipotesi: che Putnam sia in qualche modo influenzato dalla sua religione di appartenenza nel nucleo del suo pensiero filosofico, soprattutto relativamente al problema del riferimento.
Vi è in effetti in lui il senso della trascendenza della realtà al concetto, in cui è possibile vedere un riflesso del senso ebraico, della ineffabilità della Realtà (divina): ineffabile, concettualmente inesauribile, trascendente, ma al contempo centrale, senso senso che tutto deve ruotare attorno al reale(/Reale). In questo senso Putnam non è molto kantiano: per Kant il noumeno è al-di-là e tutto ruota attorno al soggetto, all’immanenza soggettiva. Per Putnam invece l’ultima inafferrabilità concettuale del reale non spinge a un ripegamento sull’armatura concettuale soggettiva, ma proietta comunque sull’oggettività.