Paura della Cina?

I recenti fatti di Milano portano alla luce quello che per molti è il problema della “invasione cinese”, insomma una riedizione del vecchio concetto di “pericolo giallo”.
Non c'è dubbio che esistono dei fatti inquietanti: la realtà cinese appare come fortemente coesa, e animata da una mentalità di aggressiva espansione commerciale, come pure, spesso, da valori di spregiudicato sfruttamento del lavoro e di omertosa autoreferenzialità.
Da qui a dire che esiste il pericolo che il mondo cada in mano a un dominio cinese il passo è lungo. Perché?

1) Non esistono etnie cattive, esistono idee cattive. Le etnie le ha create il Creatore della natura, le idee le hanno elaborate gli uomini. Di un'etnia si nasce, un'idea la si può abbracciare o rifiutare.

2) Il mondo lo si conquista per una idea, un'idea a valenza universalistica. Il comunismo è una tale idea, l'islam lo è; il Cristianesimo stesso ha una valenza universalistica. Il concetto di Cina invece definisce non un'idea, ma una etnia.
Può avere qualche senso l'affermazione che si vuole islamizzare il mondo, o comunistizzarlo, ma cinesizzarlo no. Perché? Perché uno nasce cinese, mentre mussulmano, o comunista, lo può diventare.
Ergo.. (a meno che non si immaginino lager per lo sterminio dei non-cinesi!)
Non facciamo dunque confusione tra etnie e idee. Un'idea può impossessarsi del mondo, un'etnia no. Tanto più un mondo sempre più globalizzato e interdipendente, dove le etnie sono destinate a mescolarsi sempre più.
Infatti per che cosa stanno diventando potenti i cinesi? Per delle idee che propagano? Per un progetto di trasformazione, più o meno palingenetica, del mondo? No! Per quello che producono e vendono. Per come si muovono sul mercato. Qualcuno è costretto a comprare i loro prodotti? Chi si mette sul mercato, entra nella logica del mercato, che è una logica di concorrenza, che non può non trascinare con sè, alla lunga, una relativizzazione delle stessa appartenenza etnica. Chi è sul mercato per guadagnare (e mi pare che questo sia il caso de “i cinesi”) vuole guadagnare con chi più lo fa guadagnare, a prescindere delle appartenenze etniche.
Del resto, esiste forse un proselitismo cinese? Potrebbe esistere? “Diventate cinesi”!?

Sì, mi si dirà, non vogliono (né possono) cinesizzare il resto dell'umanità, ma loro sono tanti. Mi risulta che il governo di Pechino svolga delle politiche di contenimento demografico, e che il tasso di prolificità delle stesse comunità immigrate in Occidente non sia dei più alti.

3) Anche storicamente la civiltà cinese, a differenza di quella arabo-islamica e di quella europea, non a caso animate da idee universalistiche, si è mantenuta rigorosamente, per tutti i secoli della sua millenaria fioritura, dentro i propri confini: non hanno colonizzato nè l'Indocina, né l'Indonesia, né le Filippine, o il Giappone, e nemmeno la piccola e contigua Corea.

4) Ma, si dice, il caso cinese oggi rappresenta una pericolosa fusione tra un'idea, il comunismo, e un'etnia. Per cui il protagonista della “conquista del mondo” sarebbe un fantomatico grande burattinaio cinese animato dal comunismo.
Ci sono molte obiezioni a questa tesi:
a) il comunismo è un'idea strutturalmente internazionalistica (proletari di tutto il mondo…); un comunismo nazionalistico è una contraddizione in termini; un comunismo che non fosse internazionalista, non sarebbe più comunismo;
b) è poi uno strano modo di diffondere il comunismo, quello di farlo praticando il capitalismo, e in una sua variante tra le più bieche;
c) comunque, se anche qualcuno, tra i cinesi che contano, pensasse una cosa del genere, resta il fatto che le persone, ogni persona umana, ha il libero arbitrio e può sempre cambiare idea.

Il punto allora non è contenere un'etnia, ma educare a una mentalità, una mentalità che sia sempre più rispettosa della verità, correggendo il più possibile le idee e i comportamenti sbagliati. E nessuno è strutturalmente refrattario a questa possibilità, soprattutto nessuno lo è per via del colore della sua pelle.
Si facciano allora pressioni sul governo cinese perché conceda libertà e democrazia, e si vigili senza sconti perché nella comunità immigrate in Occidente le leggi siano rispettate, ma con le persone si cerchi un rapporto non rassegnato al pregiudizio, per quanto umanamente comprensibile esso possa essere, data la mole dei fatti che lo alimentano.

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Author: intellectualia

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