Il giudizio sulla rivoluzione inglese è necessariamente articolato: da un lato, politicamente, che si andasse oltre l’assolutismo e verso il parlamentarismo è positivo; dall’altro non si può dimenticare come lo schieramento filoparlamentare, e poi Cromwell, e poi quanti tramarono per rovesciare Giacomo II, fossero a) sul piano religioso anticattolici e fautori di una radicalizzazione protestantizzante dell’anglicanesimo b) fautori di una idea di proprietà privata decisamente individualistica, nemica del valore della solidarietà. Per non parlare degli orribili massacri perpetrati da Cromwell contro gli irlandesi.
Certo, fu un guaio per i cattolici inglesi del ‘600, trovarsi a dover sostenere, come male minore, una realtà come l’assolutismo, che non è certo la migliore traduzione politica dell’impostazione cristiana; tuttavia, appunto, era il male minore.