la Resistenza, oggi

Nella storia il bene alla fine vince, ma non vince subito e senza fatica.
È accaduto così ad esempio nella seconda guerra mondiale quando a un certo punto il male sembrava prevalere in modo irreparabile, sembrava che tutto fosse perso.
Per questo ha perfettamente senso ed è perfettamente ragionevole resistere al male, sapendo che il male può vincere soltanto temporaneamente.

Occorre tuttavia ricordare che il male in ultima analisi non è costituito da persone umane ma da un nemico invisibile, l’angelo ribelle. Quindi chi fa il male va contrastato, ma non va odiato, e bisogna sempre puntare su una sua possibile conversione al bene.

Nel caso della Resistenza italiana contro il nazifascismo bisogna dire che ci furono in essa diverse anime: quella comunista lottava sì contro una forma di totalitarismo, quale nazifascista, ma per instaurare una forma ancora peggiore di totalitarismo, quella comunista. Dopo del resto non va dimenticato che il fascismo nacque proprio per contrastare la possibilità che in Italia si instaurasse un regime comunista: il biennio rosso in effetti seguito di poco alla Rivoluzione d’Ottobre, poteva prefigurare che accadesse in Italia qualcosa di analogo a quello che era accaduto in Russia.

Un’ultima considerazione è che non è inutile dare un giudizio sul passato, non si può dire, come fanno oggi alcuni soprattutto a destra, “abbiamo voltato pagina, non pensiamoci più”. Senza un giudizio chiaro sul passato, gli errori del passato si possono ripresentare e ripetere. Questo del resto vale sia per quanto riguarda gli eredi del fascismo sia per quanto riguarda gli eredi del comunismo, molti dei quali, sia da una parte che dall’altra, non hanno dato un chiaro giudizio sul passato.

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Author: intellectualia