Le reazioni al discorso del papa a Ratisbona sono così estese, forti e enormemente sproporzionate, da suggerirci le seguenti riflessioni
- una reazione così non si improvvisa: è il frutto di un clima di odio, sistematicamente coltivato dai caporioni del fondamentalismo, che usano di parole apparentemente religiose per il loro potere, e danno della religione che dicono di professare una interpretazione fanatica, perché quella garantisce loro il massimo potere, disabituando i credenti all’uso della ragione critica; quello che è stato colpito non è il sentimento religioso di fedeli, ma il progetto politico totalitario di capi privi di scrupoli;
- una reazione così dimostra esattamente il contrario di quello che vorebbe dimostrare: nel momento in cui protesta contro la definizione, erroneamente attribuita al Papa, di islam come religione violenta, manifesta nel modo più palese e inequivocabile la violenza di coloro che dicono di professare tale credenza; puntano il coltello alla gola al mondo per costringerlo a dire che loro non sono violenti e aggressivi;
- davanti alla evidente pretestuosità di tale reazione l’Occidente, accartocciato in un relativismo pieno di vergogna, sta a discettare sulla opportunità delle parole del Pontefice, nulla dicendo sulla inaccettabilità delle minacce di morte e di azioni violente, peraltro già iniziate in Somalia;
- una reazione, pacata ma ferma, compatta e lucida dell’Occidente e di tutto il mondo libero, dovrebbe chiarire che la libertà di espressione non è negoziabile, e che l’intolleranza fanatica e violenta non è tollerabile;
- C’è anche un’altra evidenza: la guerra del fondamentalismo jihadista non è una guerra di popoli oppressi (politicamente o economicamente) contro un oppressore politico o economico, ma è una guerra di islamizzazione del mondo, un progetto religioso-politico di segno totalitario e liberticida, che non reagisce a torti subiti, ma porta avanti una propria logica di conquista; questa logica usa, pretestuosamente, di tutti i prestesti di cui può usare, ma li precede e li sopravanza.
- Il problema allora non è quello di accucciarsi timorosi, ma, una volta avuta tutta la giusta attenzione a non ferire sensibilità davvero religiose, esigere con pacata fermezza che ci sia reciprocità e lavorare per far emergere, nell’islam, una autentica anima religiosa, favorendone una maturazione che dialoghi sinceramente con la modernità, emarginando sempre di più l’anima nera del fondamentalismo. A cui invece troppi, in Occidente, guardano con simpatia, come prezioso alleato antiamericano.
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il moderatore del gruppo Culturacristiana
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