Non è del tutto negativo. Della sua azione vanno apprezzati, a mio avviso, tra l'altro:
1) la sua scelta di rendere la scuola più seria in quanto più rigorosa; dopo anni che i docenti si sono sentiti dire che la scuola è una azienda e una azienda non può permettersi di avere troppi prodotti scartati (paragone stupido perché un ragazzo bocciato 9 su 10 viene recuperato, cioè alla fine viene “immesso sul mercato” un “buon prodotto” (per stare alla, pur orribile, metafora); è vero semmai che un promosso-non-preparato è un “prodotto difettoso” fraudolentemente e irrimediabilmente immesso sul mercato).
2) lo sfoltimento di ore: giustissimo. Si sono fatti corsi di studio elefantiaci (studenti che finiscono quasi tutti i giorni alle 14). E tutto per compiacere gentori che, tutti presi dal lavoro, non saprebbero altrimenti dove parcheggiare i figli. Invece: meno ore e più qualità: giusto.
3) lo sfoltimento di fatiscenti corsi universitari: negli ultimi 15 anni si era assistito a una proliferazione davvero mostruosa, giusto per dare un posto ad amici e parenti.
Limiti della Gelmini: riguardano, più che i fini, i mezzi.
A) Cambia troppo spesso idea. Mostruosa è l'oscillazione sui criteri di ammissione all'esame di stato.
B) Sottovaluta i mezzi che possono portare al fine: ad esempio il rigore nella scuola non si può ottenere finché rimane nella società l'idea che una buona scuola è quella che dà voti più alti. Questo è quello che pensa l'80/90 % dei genitori. Ed è un grave errore: una buona scuola è quella che dà un buon insegnamento, fatto di competenza e umanità. Non è colpa della Gelmini, ma è del tutto insufficiente quello che lei ha fatto finora.
Errori veri e propri:
ne vedo soprattutto uno, al momento: la spropositata importanza data (/che progetta di dare) alla educazione alla cittadinanza, togliendo ad esempio spazio a filosofia. Di filosofia c'è bisogno, per educare a ragionare. Viceversa educare a essere “bravi cittadini” significa ricadere in un errore analogo a quello di altre “educazioni” istituzionalizzate (educazione sessuale, stradale e quan'altro): se c'è in gioco la libertà, non è una tecnica quella che può smuovere, ma solo una testimonianza, ma l'istituzione non può sfornare testimonianze come lattine da un distributore automatico.