Evidenze morali politicamente presupposte

Si dà una linea di demarcazione (netta) tra evidenze morali che non richiedono buona volontà per essere riconosciute e evidenze morali che invece richiedono buona volontà?
Direi di no: tutte le evidenze morali richiedono buona volontà per essere praticamente efficaci, cioè per diventare certezze calde: lo prova il fatto che alcuni individui (ma, almeno in certi momenti, un po’ tutti noi esseri umani) non seguono (/non seguiamo) la più elementare e basilare delle evidenze morali, la regula aurea (di “non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi”).
Per questo è importante che ci siano dei testimoni della bellezza di un’eticità vissuta, testimoni di una gratificante offerta di sé (al Mistero e agli altri, al Bene personale, al Bene che è persona).
In questo senso Böckenförde conviene che la presenza della testimonianza cristiana è praticamente indispensabile perché siano affermati quei valori che sono indispensabili all’esistenza della democrazia.
Il diritto naturale perciò esiste, ma riconoscerlo richiede (anche) buona volontà (riconoscerlo, del resto, nelle sue linee-guida, perché poi riconoscerne tutti i dettagli richiede un cammino storico e collaborativo, probabilmente destinato a durare quanto la storia).

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Author: intellectualia