Chi rompe, paghi (a proposito di Ucraina)

Tentiamo di fare il punto sulla guerra in Ucraina, a un anno dall’inizio dell’invasione “russa” (ma meglio sarebbe dire “putiniana”), da un punto di vista puramente giuridico.
1a) Dal punto di vista giuridico, dal punto di vista del diritto internazionale, l’Ucraina è uno stato indipendente e sovrano, membro delle Nazioni Unite, e i cui confini erano stato riconosciuti, fino al 2014, da tutti i membri delle Nazioni Unite.

1b) Se uno Stato occupa militarmente delle zone di un altro Stato sovrano è legittimo parlare di invasione.

1c) L’invasione di uno Stato da parte di un altro Stato è una gravissima violazione del diritto internazionale, tranne eventualmente il caso di serie violazioni dei diritti umani che siano state accertate e condannate dalle Nazioni Unite, per cui queste ultime abbiano autorizzato esplicitamente e ufficialmente un intervento internazionale. Se vi fossero state delle violazioni dei diritti umani in Ucraina l’unico modo corretto di affrontare la cosa era denunciarle nelle apposite e appropriate sedi internazionali.

2a) Chi viola il diritto internazionale non solo non deve trarre alcun vantaggio dalla sua azione, ma al contrario deve trarne uno svantaggio, e tanto maggiore quanto più grave è la violazione attuata.

2b) La ragione di ciò è che anzitutto ciò è richiesto dalla giustizia, e la giustizia chiede di essere osservata. Pena il venire meno a un fattore costitutivo dell’umano. E in secondo luogo concedere dei vantaggi a chi commette una violazione del diritto significa incoraggiare altri a fare altrettanto. Significa cioè rassegnarsi a che nel mondo viga la legge della giungla. Dove il più forte si mangia il più debole.

2c) Quest’ultima cosa non è una remota ipotesi: la Cina comunista e la Corea del Nord, non per nulla alleate di Putin, aspettano solo di vedere come va a finire con l’Ucraina, per prendersi, rispettivamente, Taiwan e la Corea del Sud. O, almeno, sarebbero enormemente incoraggiate a prendersi con la forza tali paesi, se risultasse che Putin ha visto premiata, e non punita, la sua violazione del diritto.

3a) Chi fa un danno, quindi, non va premiato, ma deve pagare. Ora, l’invasione putiniana dell’Ucraina ha comportato gravissimi danni anzitutto alla popolazione civile dell’Ucraina, che è sotto le bombe russe da un anno, ed è stata costretta al buio e al freddo dai bombardamenti russi, e una parte della quale è stata sottomessa a stupri, deportazioni, torture, uccisioni in massa e fosse comuni, con migliaia di bambini strappati alle famiglie per essere “rieducati” in Russia. Per non parlare delle enormi porzioni di territorio che è stato minato dai russi. Ma poi un danno lo ha avuto anche tutto il mondo, che ha dovuto subire una seria carenza di approvvigionamenti sia alimentari (L’Ucraina è “il granaio d’Europa”) sia energetici. Senza contare le spese che i paesi democratici hanno dovuto affrontare per aiutare l’aggredito a difendersi. E senza contare i danni esistenziali (ansia e paura) prodotti dalla dissennata aggressione putiniana.

3b) Come minimo perciò Putin (e chiunque lo sostiene) deve pagare anzitutto abbandonando i territori occupati e restituendo all’Ucraina la sua piena integrità territoriale. E in secondo luogo affrontando le giuste conseguenze politiche, finanziarie e militari della sua violazione del diritto. La Germania dopo la prima guerra mondiale dovette pagare un prezzo altissimo, ad esempio. Sia come soldi da pagare sia come smilitarizzazione. Lasciamo stare che il trattamento inflitto alla Germania sia stato da un lato troppo severo e dall’altro non realisticamente assicurato nella sua eseguibilità: ma il concetto è che è giusto che “chi rompe paga”. E qui c’è da pagare un conto molto salato.

Il seguito qui.

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Author: intellectualia

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