Sat, 07/04/2009 – 08:01 — Bertoldi
Quando mi sono laureato (1983) in Cattolica (e in generale tra i filosofi cattolici) non se ne parlava quasi. Ho potuto dare l’esame di filosofia contemporanea senza parlare né di Frege, né di Russell, né di Wittgenstein, e tanto meno di Ryle, Austin, Strawson e altri.
Il tomismo era la filosofia privilegiata, e in qualche modo esclusiva.
Oggi se ne parla in modo quasi esclusivo. Come se fare filosofia non potesse essere altro che inserirsi nel dibattito tracciato dagli analitici. Usando il loro linguaggio, seguendo il loro metodo, restando all’interno della problematica da loro dettata.
Se si fosse passati da un eccesso all’altro?