01/01/2006
Il Natale è l’irrompere di un fattore nuovo nel già conosciuto.
Pur essendo qualcosa di imprevedibile, esso corrisponde a un profondo
desiderio, radicato nel cuore di ogni uomo. Già un antico poeta diceva:
“Mandaci o Padre Zeus, il miracolo di un cambiamento”.
Chi non fa esperenza delle novità, che davvero è Cristo, non può
non sentire il bisogno di un surrogato di novità.
Ecco allora che una certa cultura, soprattutto di una certa sinistra,
trasforma il desiderio di novità con la ricerca di qualcosa, che però non
è veramente nuovo. Ecco allora la legittimazione dell’uso di
stupefacenti, ma ecco anche, ieri, la disperata speranza in un mondo
nuovo, radiosamente giusto, oggi la disperata fiducia che ciò che
risulterà da qualsiasi modalità di immigrazione, comunque vada, sarà un
successo, un paradiso in terra.
Se al mondo vi fossero solo fattori mondani, la loro risultante
sarebbe solo l’esatta conseguenza dei precedenti.
Per cui da un esperienza di droga la realtà non viene trasfigurata; per
cui da un mondo egoista non può venir fuori una comunità solidale; per
cui dall’assecondato prevalere di una cultura fondamentalista e
intollerante c’è poco da sperare in un mondo libero e pluralista.
Se al mondo vi fossero solo fattori mondani, la loro risultante
sarebbe solo l’esatta conseguenza dei precedenti.
Il nuovo ci può essere solo se nel mondo entra un fattore
extramondano. Come appunto il Natale ci ricorda.
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F.Bertoldi
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